diario

I Mu gu gnon

C’è una grande tribù patriarcale che ha perso il contatto con la civiltà.

Le indagini linguistiche, genetiche, antropologiche non vengono a capo della provenienza specifica dei vari clan. Ogni volta qualcosa non torna.

Sarà per la peculiarità dei suoi membri. Pare infatti che invece del noto dono che vincola ciascuno trasferisca un giudizio che vincola il ricevente ad emetterne un altro verso un terzo e così via. Il guaritore parlerà del maestro, giudicando un lavoro del quale non conosce dinamiche, regole e magie e lo stesso farà il maestro nei confronti del mercante, che a sua volta giudicherà il contadino. Il circuito di scambi coinvolge l’intera società in un perenne borbottio.

L’efficienza di questa inerzia è sorprendente..

citazioni

Lo Stato, una citazione

Risultati immagini per stato

…ci deve essere, a mio parere, una presa di distanze dal guardare allo Stato in
primo luogo come a un meccanismo leviatanico, come a una sfera autonoma
di comando e decisione, per guardarlo invece sullo sfondo del tipo di società
in cui è incorporato, la confusione che lo circonda, la confusione con cui si
confronta, la confusione che produce, la confusione a cui risponde. Meno
Hobbes e più Machiavelli

Clifford Geertz (Current Anthropology, Vol. 45, No. 5 –  2004)

 

persone

Wilma the Chief

WILMa mankillerWilma Mankiller (18 Novembre 1945 – 6 Aprile 2010)

Nata in Oklahoma,  a Tahlequah, da padre Cherokee e madre di discendenza tedesco-irlandese, è stata la , prima donna a capo della Cherokee Nation.

Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti presero i territori di 45 famiglie Cherokee per scopi militari. tra queste anche la sua famiglia, che lasciarono l’Olahoma grazie al programma di rilocazione del Bureau of Indian Affairs. Si trasferirono a San Francisco e poi a Daly City.

Tornò con le figlie in Oklahoma nel 1977, iniziando a lavorare per la Nazione Cherokee. Fu eletta nel 1987 e di nuovo nel 1991, raccogliendo l’83% dei voti. Nel 1995 non si ricandidò a causa della salute.

Morì nel 2010, nella sua casa rurale, a causa di cancro al pancreas.


		
diario

Le ho viste

Le ho viste tutte passare in strada

anime scalze,

che si guardano dietro,

temendo di essere seguite

dai piedi della tempesta,

ladre di luna

attraversano,

camuffate da donne normali.

Nessuno le può riconoscere

tranne quelle

che somigliano a loro

Maram Al-Masri

diario

L’ abuela virtuale

Immagino che accada sempre così: quando si avvia un’innovazione non si ha la minima idea di dove ci porterà.

Penso all’aspetto decisamente manipolatorio della personalità del profilo facebook, ma anche a quanto la percezione di contatto data dalla virtualità (email, videochiamate, whatsup ecc) influisca nel prendere più leggermente trasferimenti importanti.

Soprattutto rifletto sulle relazioni.

Un tempo se lasciavi la famiglia sapevi di dover tornare, o al limite di poterti concedere una rara e costosissima telefonata, per avere un contatto.

Potevi scrivere, concedendoti una sfera comunicativa diversa, diaristica, riflessiva.

Ben altra cosa dalla vita interpretata dai più sui social con tanta convinzione da rischiare di far diventare quelle che erano persone dei personaggi, con un pubblico che alimenta i loro falsi sé e che non ha rapporti reali con chi posta.

Mi chiedo quanta distanza tutte queste occasioni di apparente comunicazioni stia ponendo tra le persone e quanto efficacemente possa boicottare il contatto con se stessi (mai mi stancherò di sottolineare il potente effetto del tasto like nel portare conformismo, influenzando le proprie esternazioni in virtù del gradimento di massa).

Dal 24 settembre sono nonna, o meglio, abuela, visto che  ho una discendenza messicana. Mia nipote è il bellissimo frutto di due terre divise da un’oceano. Quando mia figlia era piccola ho raccolto molte informazioni sulle tradizioni circa maternità e puerperio. Il corpo e la malattia nella tradizione popolare era la mia ricerca.

Il corpo era un tema importante e in questa fase della vita delle donne la sua cura era un nodo importante tra le donne e le generazioni.

In effetti la suocera mi ha inviato la foto di una sorta di crepes pallida cucinata per la neomamma, secondo tradizione, ma nel nostro caso quel nodo è un fantasma che naufraga online.

Mia figlia mi manda tante foto, video. Mi mostra una nipote che non ho visto nascere e che ancora non ho preso in braccio. La videoregistra con il cellulare, la incita a guardare. So che una neonata non vede bene, ma questi nipoti virtuali quali percezioni acquisiranno?

Il destino delle relazioni parentali sarà sempre più privo di corpo, di tatto, di odori, di fisicità?