antropologia · corpi · cultura · emozioni

La paura

“L’uso delle piante e il suo legame con il sacro: la cura del lo spavento della signora Cirila Acevedo Echeveste a San Miguel Xicalco, D.F.”, 16 luglio 2012.

Autore Mario Sergio Morales Montoya

Per la serie “tutto il mondo è paese”, ecco una variante messicana dei nostri “chiddri chi tagghiavanu lu scantu” e delle varianti regionali italiane:

 

diario · visioni

Diffido

 

Dinnanzi alle migrazioni e il modo di reagirvi io diffido.

Diffido di questa compulsione agli slogan dei “buoni” e a quelli dei “cattivi”.

Sono convinta che la vera cura ricostituente miracolosa dei fascismi sia stata proprio questa: l’evidente ipocrisia dei buoni. Coloro che gridano all’abolizione dello schiavismo e di fatto pongono esseri umani in condizioni di totale balia altrui, senza neppure il tetto che veniva garantito agli schiavi. Coloro che hanno reso il sogno cooperativo il regno dello sfruttamento.

Così come mi insospettisco quando sento parlare della “forza delle donne”, ben sapendo quanto questo legittimi il sovraccaricarle e il considerarle una categoria generale invece che tante soggettività, oggi mi insospettisco quando sento parlare generalmente di essere umani o no. Tanto per i cattivi quanto per i buoni.

“Prima gli italiani”, gridano i furbi, forti della colpa dei “buoni”.

L’analisi più oggettiva di questa frase monca mi pare quella grammaticale, laddove quella logica e quella del periodo sono impossibili causa mancanza – guarda caso – del predicato, ovvero dell’azione.

Dunque:

Prima: avverbio di tempo

Gli: articolo determinativo maschile plurale

Italiani: sostantivo di tipo concreto, maschile plurale, tassonomia etnica.

italiani

La frase monca mi frana sul sostantivo. L’italianità è  qualcosa di concreto, che si tocca? Esiste il gruppo etnico italiano? Chi sono gli italiani? Coloro che hanno la cittadinanza? Chi ci è nato? Chi ci vive? Chi dovrebbe riconoscersi in una lingua e una storia così complessa?

Forse Paolo Mantegazza, fisiologo, antropologo, etnografo, che partecipò attivamente al Risorgimento, può venirci in aiuto. Agli albori dell’antropologia italiana  tentò un censimento dei vari gruppi etnici che formavano quella che oggi chiamiamo Italia. A lui si debbono la Raccolta di materiali per l’etnologia italiana (1871), l’Inchiesta sulle superstizioni in Italia (1887), il concorso per tracciare la carta etnografica d’Italia (1895). Si trattava di classificazioni di tipo evoluzionista, tardo-ottocentesche, allorquando il pensiero di Darwin sembrò poter dare tutte le risposte. Sono, per intenderci, gli stessi anni di Lombroso. Trovare la matrice comune dei popoli italiani, è stata l’ossessione di studiosi fino agli anni settanta dell’ottocento, dopo si sono dedicati alle diversità. Uno dei progetti  è la “Raccolta di Materiali per l’Etnologia italiana”, nel 1871 di Mantegazza, Lombroso, Schiff e Arturo Zanetti.

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Paolo Mantegazza(1831-1910)

Non a caso cito l’alba dell’antropologia italiana, allorquando gli antropologi erano quasi tutti medici e la convinzione era quella di studiare la specie uomo e le sue razze e il modo di creare una società nazione. Lo stesso Mantegazza militò nella destra storica ma è personaggio di ben altro spessore di quelli che oggi dovrebbero risolvere e gestire le grandi questioni della società.

Attualmente antichi retaggi decontestualizzati e incorporati sembrano animare sia i buoni che i cattivi. Allora era chiara l’esistenza di una cultura dominante e di gran parte della popolazione esclusa.

Oggi si generalizza talmente spesso da non cogliere sottigliezze come la classe, il genere, lo status.

Dunque io diffido.

Diffido degli economisti, della finanza, dello spread, del modo bidimensionale e social di interpretare le domande.

Abbiamo fatti: migrazioni (qualcuno ha riscontri di qualsiasi tipo che avvalorino l’idea delirante del blocco di fenomeni del genere?), diseguaglianze sempre più enormi (ben più che nella preistoria, nel Medioevo, ecc), egemonie culturali deprivate di spessore.

Voglio contesti, approfondimenti, azioni personalizzate.

Non esistono meriti nel nascere in un luogo o una condizione. Non esistono ricchissimi senza poverissimi.

Voglio persone, non personaggi.

 

 

diario

I Mu gu gnon

C’è una grande tribù patriarcale che ha perso il contatto con la civiltà.

Le indagini linguistiche, genetiche, antropologiche non vengono a capo della provenienza specifica dei vari clan. Ogni volta qualcosa non torna.

Sarà per la peculiarità dei suoi membri. Pare infatti che invece del noto dono che vincola ciascuno trasferisca un giudizio che vincola il ricevente ad emetterne un altro verso un terzo e così via. Il guaritore parlerà del maestro, giudicando un lavoro del quale non conosce dinamiche, regole e magie e lo stesso farà il maestro nei confronti del mercante, che a sua volta giudicherà il contadino. Il circuito di scambi coinvolge l’intera società in un perenne borbottio.

L’efficienza di questa inerzia è sorprendente..

citazioni

Lo Stato, una citazione

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…ci deve essere, a mio parere, una presa di distanze dal guardare allo Stato in
primo luogo come a un meccanismo leviatanico, come a una sfera autonoma
di comando e decisione, per guardarlo invece sullo sfondo del tipo di società
in cui è incorporato, la confusione che lo circonda, la confusione con cui si
confronta, la confusione che produce, la confusione a cui risponde. Meno
Hobbes e più Machiavelli

Clifford Geertz (Current Anthropology, Vol. 45, No. 5 –  2004)

 

persone

Wilma the Chief

WILMa mankillerWilma Mankiller (18 Novembre 1945 – 6 Aprile 2010)

Nata in Oklahoma,  a Tahlequah, da padre Cherokee e madre di discendenza tedesco-irlandese, è stata la , prima donna a capo della Cherokee Nation.

Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti presero i territori di 45 famiglie Cherokee per scopi militari. tra queste anche la sua famiglia, che lasciarono l’Olahoma grazie al programma di rilocazione del Bureau of Indian Affairs. Si trasferirono a San Francisco e poi a Daly City.

Tornò con le figlie in Oklahoma nel 1977, iniziando a lavorare per la Nazione Cherokee. Fu eletta nel 1987 e di nuovo nel 1991, raccogliendo l’83% dei voti. Nel 1995 non si ricandidò a causa della salute.

Morì nel 2010, nella sua casa rurale, a causa di cancro al pancreas.


		
diario

Le ho viste

Le ho viste tutte passare in strada

anime scalze,

che si guardano dietro,

temendo di essere seguite

dai piedi della tempesta,

ladre di luna

attraversano,

camuffate da donne normali.

Nessuno le può riconoscere

tranne quelle

che somigliano a loro

Maram Al-Masri