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A proposito di voodoo, schiave, figli e religione

vodu

Cattura antiche tradizioni culturali Yoruba (Nigeria), Fon (Benin) e Kongo (Zaire, Angola), portale lontano lontano, in corpi di schiavi, mescola bene adagio con il cattolicesimo, fa sedimentare nel monoteismo e avrai quella religione sincretica nota come Voodoo.

La prima cosa da specificare sul Voodoo è proprio che si tratta di una religione, che dal cattolicesimo ha mutuato soprattutto l’aspetto ritualistico. Il termine  si riferisce a una divinità, o a un oggetto carico di potere spirituale. Durante le cerimonie la possessione è ricercata dai fedeli attraverso il suono dei tamburi e la danza. Una persona posseduta cade in trance e diviene “cavallo” dello spirito, che usa il suo corpo per cantare, danzare, mangiare, offrendogli consigli e protezione. I credenti possono rivolgersi agli spiriti senza mediazione, ma esiste una classe sacerdotale, con uomini e donne.

Sappiamo che il voodoo è mezzo attraverso il quale vengono controllate le schiave vittime di tratta, specialmente nigeriane. Sappiamo anche che nella vittima di tratta due mondi culturali profondamente diversi sono entrati in rotta di collisione.

Roberto Beneduce, antropologo ed etnopsichiatra, spiega  il disagio di queste donne come quello di persone che contengono rimanenze di “un corpo sociale perduto”, pronte a “scoppiare” con violenza imprevedibile se solo sfiorate.

Chi arriva qui finendo sulla strada ha un vissuto forte di tradimento legato allo sfruttamento sessuale, associato alla nostalgia e alla mancanza delle radici.

Mi chiedo se, quanto e come il meccanismo della possessione possa veicolare altro, ovvero come l’idea del corpo agito e cavalcato da terzi possa rivelarsi funzionale.

Queste donne, violate nel corpo e nella mente, diventano molto aggressive. Un approccio onesto fa i conti con questo, progettando una riabilitazione, invece a me vengono in mente due donne fuoriuscite dalla tratta, entrambe nigeriane. Storie diverse ma una base comune:  a entrambe sono stati sottratti i figli, perché considerate inadeguate e aggressive. In uno dei due casi, ricordo di aver letto la relazione di Anna Talliani (del centro Franz Fanon di Torino), inascoltata dalla consulente tecnica di ufficio, nonostante fosse la specialista con la quale la donna aveva svolto una serie di incontri nell’arco di due anni.

Paradossalmente, se nel XVII  la religione  Voodoo fu  per gli schiavi africani uno spiraglio di autodeterminazione, oggi – con la tratta delle donne – si trasforma in strumento di schiavitù.  Considerato il forte legame tra cattolicesimo e voodoo, e il ruolo che questa religione ha avuto nell’assoggettamento, affidare a associazioni o enti religiosi incarichi di riabilitazione e tutela non sembrerebbe la miglior soluzione, eppure so di associazioni che si occupano del fenomeno girando con furgoni di preghiera cattolici…

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