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Vecchi nazisti, nuovi idioti

antinazismopropaganda

Sebbene oggi abbiamo un’aspettativa di vita notevole, non è da tutti arrivare a 100 anni. . Una lunga vita viene percepita dai più come un traguardo prestigioso.

Tutta colpa delle nostre manie di eternità. Qualche giorno fa, comunque, un vecchio ha compiuto 100 anni. Si tratta di un criminale di guerra, un nazista.

Sono comparse le prevedibili scritte con auguri di  balordi inneggianti al nazismo (servono commenti, serve prendere sul serio la demenza?), e il nome e cognome del disgustoso vecchio è rimbalzato sui media. Responsabile di centinaia di uccisioni per discriminazione in tempo di guerra, questo  individuo è formidabile pedina di un gioco delle parti che ha veramente stufato ed è di fatto responsabile di nuove sottili ingiustizie. Che un vecchio ottenga tanta attenzione è già strano, che uno straniero senza incarichi venga citato con nome e cognome sulla stampa italiana senza essere un calciatore ( o una ministra usata come scudo umano) è ancor più raro. In genere stranieri e anziani con difficoltà vengono recepiti nella loro umanità. Oggi sappiamo che per ottenere riconoscimento sociale  essere criminali di guerra fa curriculum (e così anche un altro vecchio ha il suo momento di notorietà, venedo intervistato per un commento..). Essere pessimi, peggio, abominevoli, o almeno assolutamente  ignoranti e triviali sembra diventato il principale modo per ottenere l’attenzione pubblica: puoi addirittura trasformare un vecchio a spasso con la badante in un uomo, agli occhi della gente.

Le immancabili dichiarazioni politiche di disapprovazione mostrano un trito canovaccio: lo stesso che porta qualche mentecatto a imbrattare i muri con affermazioni sconnesse con la storia e con la logica. Nota a margine: del nazismo viene ribadita con continuità esclusivamente la matrice antisemita. La  stessa comunità ebraica – più potente e organizzata certo di quella rom e sinti, e delle associazioni lgbt e di quelle di persone con disabilità – non invia messaggi pubblici di fratellanza con le altre vittime di quell’orrore (che è  oggetto privilegiato degli studi antropologici sulla violenza e la deriva culturale).

Sarei molto intrigata da altri modi di pensare il mondo. 

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