cultura · sessismo · stereotipi · violenza

Come ti giustifico l’uccisione di lei

Autopsia sulla donna morta a Borgo

Accusato di omicidio in carcere c’è il compagno, che l’ha soccorsa e portata al Pronto soccorso
MATTEO BORGETTO
BORGO SAN DALMAZZO

Voleva davvero ucciderla o è stato un incidente, al culmine di una lite furibonda? Cosa ha causato la grave ferita al capo della donna? E’ stata colpita da una delle bottiglie di alcolici che stavano consumando in soggiorno o con un altro oggetto? E se la donna, magari perché spintonata, fosse caduta all’indietro, battendo fatalmente la testa? Sono domande sulla tragica morte di Maria Grazia Giummo alle quali solo l’autopsia, che si farà probabilmente domani, potrà contribuire a dare risposte. 

In carcere a Cuneo c’è Umberto Pantini, 35 anni, il compagno della donna, autista con problemi legati all’alcol. È in stato di fermo per omicidio, non parla e aspetta l’interrogatorio di garanzia. Sarà ascoltato da Massimiliano Bolla, sostituto procuratore del tribunale di Mondovì (segue il caso per la Procura della Repubblica di Cuneo, in vista dell’accorpamento delle sedi). Probabilmente avverrà domani, in carcere. Anche Maria Grazia Giummo, 38 anni, due figli che le sono stati tolti per problemi legati all’abuso di alcol, aveva un pessimo rapporto con gli alcolici. E di certo venerdì sera i due, in quella casa lungo la statale del Colle della Maddalena, appena prima di arrivare da Borgo San Dalmazzo alla frazione di Beguda, avevano bevuto molto. 

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Il fatto: una donna viene consegnata al pronto soccorso dal suo compagno.

Muore o era già morta? Non è chiaro, perché a quanto pare non è informazione interessante. Nel titolo nemmeno si dice “uccisa”, ma “morta”. Mi viene in mente mia mamma, che quando mio fratellino diceva del giocattolo “si è rotto”, gli rispondeva “da solo?”.

L’articolo è condito di allusioni e informazioni che possano gettare cattiva luce. Chiedersi se avesse bevuto, farci sapere che aveva due figli dati in affidamento. Una cattiva madre (il nome di lei compare solo verso il fondo, associato all’informazione sui 2 figli), un’alcolizzata (di lei si dice facesse abuso di alcool, di lui che aveva problemi con l’alcool) ecc. E nel sotto titolo scrivere dell’assassino: Accusato di omicidio in carcere c’è il compagno, che l’ha soccorsa e portata al Pronto soccorso.

Povero: è accusato. Proprio lui, che l’ha portata al Pronto soccorso..

La cosa triste è che non mancano persone che conoscano il dibattito sulla comunicazione antidiscriminatoria legata a questo tipo di uccisioni.

Quello che manca è la volontà  di iniziare a lavorare davvero sul cambiamento di mentalità. 

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