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Il gioco facile

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Ieri un post di Andrea Scanzi, giornalista nato nel 1974 (non un vecchio insomma), mi ha fatto pensare a una sorta di gioco, che vedo andare per la maggiore per esercitare la misoginia popolare verso donne in posti di potere.

Si tratta di un gioco dei personaggi pubblici, che funziona molto bene per risultare popolari (il che per gli opinionisti si traduce in soldini).

Regole del giochino:

  • prendi la panza della gente (fai ridere, arrabbiare, piangere),
  • collegala allo stereotipo promosso dalla parte dei vantaggiati (qualcosa di becero e condiviso dai più),
  • rendi grottesca la rivendicazione della categoria discriminata,
  • posta il tutto sui social network.

Un piccolo esempio è appunto il tweet di ieri di Scanzi, dal tono frivolo e ammiccante: “Oggi la mia compagna mi ha apparecchiato la tavola, se lo sa Boldrini mi da l’ergastolo”.

Ora che Boldrini abbia detto cose impopolari affrontando i pregiudizi e discriminazioni è una cosa logica. E ancora più tristemente banale è che scatti subito la gara ad acchiappare occasioni di consensi dandole addosso.

Il post è giunto alla mia attenzione attraverso il commento facebook di Loredana Lipperini (l’autrice di Ancora dalla parte delle bambine):

“Che cari. Quelli di CasaPound non sono rimasti insensibili al grido di dolore di Scanzi”.
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Sui social i mi piace di opinionisti sono soldi e Scanzi fa le sue marchette come tanti e tante.  A dirla tutta penso che il suo essere un personaggio pubblico belloccio capace di coniugare i verbi abbia un grande ascendente sulle donne, specie le italiane, che non ci sono abituate: son cose che confondono. Da noi vogliono spacciarci come seduttore un vecchio affetto da satirismo e ossessione per la chirurgia plastica, icona di chi crede che le giovani facciano bene alla prostata! Il tono di Scanzi è gioviale e sembra innocente. In quante e in quanti abbiamo sentito il motto “donna e schiava zitta e lava” , poi modificato in “donna schiava zitta e chiava”? Che vuoi che sia apparecchiare al fidanzato? Non ci è dato sapere se lo faccia pure lui. Mica farebbe ridere saperlo. E qui si deve far ridere, non ragionare.

Tante microscopiche conseguenze,  malintesi, mancate occasioni di riflessione sono il frutto di questo giochino facile e continuo: un diversivo che alza polvere e non arriva al punto.

Ad esempio. Ho letto lo stato personale di una donna tra i miei contatti. Non la conosco, sono in contatto attraverso pagine comuni. Scriveva che le spiaceva non avere una figlia alla quale insegnare alcune arti manuali che sua mamma le aveva trasmesso (tipo ricamo). Non so dire se avesse un figlio, anche qui l’informazione non è stata ritenuta utile al dibattito. Rimpiangeva di non avere una figlia alla quale trasmettere una tradizione che per continuare secondo lei aveva bisogno di una bambina. Stesso sesso e stesso sangue. Lo faceva in polemica con Boldrini, evidentemente convinta dai commenti che il discorso di Boldrini fosse contro questo suo desiderio non realizzato. Diceva una cosa molto nostalgica, tradizionale, nei ranghi. Alzava un muro dentro di sè. A me spiace. e non è il primo che vedo alzare. Leggo più post che dicono cose tipo “Boldrini non è tutte le donne”. Lo slittamento è interessante. In gioco non è più la rivendicazione antisessista ma la polemica con la politica in sè.

Solo che si fa il gioco di chi ha il potere. Perché la politica è femminile singolare solo in grammatica, nella realtà rimane maschile plurale. Giocando con gli stereotipi si gioca facile. Il risultato è un irrigidimento della cultura, una nostalgia di radici come perdita rancorosa, o di slogan come brand.

Con gran godimento di chi ama i muri alti e le culture come scatole.

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4 thoughts on “Il gioco facile

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