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Parole in guerra. Riflessioni sul discorso pubblico recente

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In questi giorni ho l’impressione di assistere a una  guerra tra le parole del discorso pubblico. Qualche esempio:

Emergenza. Significato letterale: Circostanza, difficoltà imprevista. Femminicidio, carceri, immigrazione sono circostanze impreviste? Emergenza oggi ha un significato che mi sfugge, ma è un evergreen, tipo il tubino nero per le signore. Lo usi con tutto, fa fine e non impegna. Che sia diventato sinonimo di fretta?

Emergenza femminicidio/Decreto legge femminicidio. Il Decreto legge è uno strumento adottato in casi straordinari di necessità e urgenza. Trattasi qui di “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province. La fretta è stata tale da “dimenticarsi” di inserire un rigo sulla questione dei soldi per finanziare l’attività dei centri antiviolenza. Tentativo fallito grazie al ruggito dell’attivismo.

Emergenza carceri. Carceri stracolme, diritti umani negati. Circostanza imprevista? L’ultimo indulto risale al 2006 e il motivo era lo stesso. Eppure è emergenza. Bisogna alleggerire il peso di una situazione tirando a campare. Un indulto, un’amnistia. E se per caso diminuiscono i detenuti si può sempre chiudere qualche carcere e si ricomincia. La contemporaneità del dibattito con quello sul femminicidio non poteva non infastidirmi. Se in caso di violenza fai le denunce queste imbastiscono via crucis di udienze, CTU e quant’altro. Costano tanto in termini umani e di spese processuali. Durano anni. Poi arriva un indulto che a te dice “abbiamo scherzato, ma i soldi ce li devi lo stesso”. In compenso il condannato ringalluzzisce nella sua impunità e nell’efficienza di uno stato che lo aiuta a distruggerti. Così sono andata a cercare una cronologia di indulti e amnistie concessi, trovandola in un interessante articolo. Dal 1970 abbiamo avuto 11 concessioni, con una pausa minima tra un provvedimento e l’altro di 5 mesi e una massima di 13 anni.

Emergenza barconi. Nonostante sia in corso da anni un sistematico genocidio nelle acque del Mediterraneo, anche qui la questione viene percepita come emergenziale. Mentre il discorso pubblico fa la ruota in un senso o nell’altro, i soliti ignoti, gli attivisti, fanno tutto quello che possono per salvare il salvabile, e per salvabile mi riferisco a persone in carne ed ossa in fuga dall’orrore. Anche qui gli ultimi ad essere chiamati in causa sono gli interessati. Meglio continuare con una cortina fumogena di imprecisioni, puntare a identificare migrante con clandestino e clandestino con persona che infrange la legge, riempie le carceri, o comunque ci costa, e in tempi di crisi inutile pensare di accoglierlo. Questo nonostante le precisazioni dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, che ci spiega che i clandestini non finiscono in carcere (e quindi non incrementano la popolazione carceraria)  e come il sistema sia costoso e inefficace.

Sono convinta che le parole siano importanti e possano dirci molto di più. Credo che in tante e in tanti si illudano che queste parole siano astratte, che non tocchino il loro privato, il personale. Eppure, per quanto possa sembrare strano, ognuna di queste parole ci può coinvolgere e travolgere, chiunque noi siamo.

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