diario · emozioni · femicidi · tra il dire e il fare · violenza

Violenza e briciole di realtà. Seconda puntata. Il pub

Immagine

Ieri sera ho rifiutato per due volte una chiamata con addebito.

Non è stato facile. La paura era che la chiamata fosse di una ragazza che ritengo candidata a morire ammazzata. Una storia di quelle proprio scomode sotto tutti i punti di vista.

Perché la violenza, al di là della retorica, è un fenomeno enorme, diversificato, complesso, e che trova le sue risposte praticamente tutte sulle spalle del volontariato. Noi qui abbiamo la rete antiviolenza e un centro antiviolenza  che riesce a rendermi orgogliosa delle mie radici, ma che si trova a colmare lacune di Stato abnormi.

A Cuneo c’è una piazza – piazza Boves – che è diventata unico ricettacolo di piccola delinquenza e disagi profondi. Una sorta di piccolo porto franco della violenza. So di abitanti della piazza che patiscono quotidianamente la situazione. Gente che ogni giorno si confronta con drammi umani sotto casa, con tutte le tensioni del caso.

Questa sera sono andata al pub intorno al quale accadono questi episodi, per chiedere al gestore di appendere un foglio con il numero 1522, il numero di telefono gratuito per fornire aiuto in casi di violenza sulle donne attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno,  con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo. Non sarei andata sola e sono grata al mio compagno che mi ha proposto di cenare lì con lui. Credo sia stato importante anche per lui esserci.

Il pub era semi deserto. Un paio di clienti al banco, il gestore e loro due: la ragazza della bottigliata in faccia e il suo compagno, che l’ha colpita. Come sono entrata è stato proprio il primo che ho visto, unico in piedi, a guardare chi entrava. Li ho salutati e sono andata diretta al banco, chiedendo di affiggere il foglio. Il gestore si è fatto la classica battuta: “un numero per la violenza sulle donne? Funziona anche per gli uomini?“.

No, è fatta più che altro per donne che si prendono una bottigliata in faccia“, ho risposto. Silenzio.

Io e il mio compagno andiamo a sederci nella saletta. Il tizio della bottigliata esce.

Lei rimane seduta, senza guardare. Seduta al tavolo penso: sono qui, se vuoi sono qui, ma sei tu che scegli. Non mi volto a guardare.

Arriva il gestore a prendere ordini. “Prima ogni riferimento era voluto, he?”. Capisco che deve essere uscita anche lei. Iniziamo a parlare, mi dice che anche lui le ha detto di mollarlo, che il problema è più ampio eccetera. Gli racconto l’antefatto. Mi racconta altri aneddoti. Ordiniamo.

Poi succede una cosa.

Stavo bevendo, sempre spalle all’ingresso, seduta nella saletta. Arriva lei, da sola. E’ sobria. Si siede sulla seggiolina di fronte a me, mi punta gli occhi negli occhi e bisbiglia “sei l’amica di P.” P. è un l’ ex marito di una delle due donne che mi avevano chiamata, e che gli aveva dato il mio numero, e lui a lei. Mi fa vedere il numero. “Sì, sono io“.

Ecco. Ieri sera  ho rifiutato proprio la sua chiamata.

Cosa faccio?” Mi chiede. “Devi chiamare il numero, loro ti fanno parlare con  il centro anti violenza. Ti cercano un posto dove nasconderti“. “Per quanto?“. “Per poco, ma sono in gamba, parleranno con i servizi sociali“. Mi si stringe il cuore a pensarci. “Non è facile, ma sono in gamba. Ci sono loro, c’è la rete anti violenza, e ci siamo noi“. “Devo disintossicarmi, bevo”. “Sì, lo so”. Le serve una comunità.

Le brillano gli occhi. Ha la cicatrice alla base del naso e un segno sullo zigomo. Non è italiana, non ha casa, né lavoro. “Non ti rimandano a casa, anche se non hai i documenti. Ora la legge non lo consente, non in caso di violenza“.

Non è la bottigliata sai? Mi fa fare cose che non voglio. 1522?”.

Sì, 1522, ti collegheranno con il centro di qui, le conosco.“.

Sbuca la mia amica. Ha letto su facebook che sarei passata ed è venuta.  “Sapete che lui è qui fuori, vero?“. Lo sappiamo. Lei entra ed esce come se non mi avesse parlato. Finiamo di cenare, chiacchieriamo ancora con il gestore. Penso che non sarebbe male fare qualche riunione della nostra associazione davanti a una birra qui.

Usciamo. Sulla porta la incrocio. Getta uno sguardo luminoso, mi fa l’occhiolino.

Mi sento stupidamente felice, ma so che il centro non ha risorse illimitate. Ora bisogna sostenere le sue risposte..

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...