Formazione · genere · sessismo · stereotipi · Violenza simbolica e discriminazione

No woman no drive. Dalle donne che non devono guidare a quelle che non sanno guidare

Questo efficace video sta girando in rete raccogliendo i giusti consensi verso una scelta autoironica.
Un’altra scelta comunicativa efficace mi pare quella di Maria Di Rienzo, che nel suo blog riporta una interessante lista minima dei privilegi maschili, nella quale compare, tra gli altri “Se guido male l’automobile, l’autobus, il treno, l’aereo, la cosa non è attribuita al mio sesso”.

Ecco l’intera lista, val la pena di leggerla:

Da bambino, è probabile che io sia stato incoraggiato ad essere attivo e a chiedere quel che volevo molto di più delle mie eventuali sorelle o delle bambine della mia età.

Da bambino, ho potuto scegliere fra una varietà quasi infinita di personaggi positivi del mio sesso in tv, al cinema, nei fumetti, nei libri per l’infanzia. Non ho mai dovuto andarli a cercare come le mie coetanee.

Da ragazzo, le prospettive suggerite dall’ambiente circostante per il mio futuro andavano molto al di là del diventare “letterino”, “meteorino”, “velino”, “Mister Fondoschiena Luglio” o “Mister Italia”.

Le guide prominenti delle maggiori religioni mondiali sono del mio stesso sesso. Persino dio, in tali religioni, è raffigurato come maschio.

La maggior parte delle religioni mondiali sostengono che io debba essere il capo della mia famiglia, e che mia moglie e i miei figli debbano essere a me subordinati.

Se mi presento ad un colloquio di lavoro, la decisione di assumermi o no non sarà basata sulla mia risposta alle domande: “Intende sposarsi presto?” o “Intende avere figli nel prossimo futuro?”.

Posso star sicuro, quando mi assumono, che i miei colleghi non penseranno io abbia ottenuto il lavoro in virtù del mio sesso (anche se ciò potrebbe essere vero).

Le probabilità che io subisca molestie sessuali al lavoro sono più basse,abissalmente più basse, se paragonate a quelle delle mie colleghe.

Similmente, le probabilità che io sia violentato sono ancora più basse.

Se fallisco nel mio lavoro o nella carriera che mi sono scelto, ciò non lascia un marchio d’infamia indelebile sulle capacità di tutti gli appartenenti al mio genere.

Se scelgo di non avere figli, la mia mascolinità non viene messa in dubbio.

Se ho figli e una carriera, nessuno pensa che io sia un egoista perché non resto a casa con loro.

I miei rappresentanti eletti sono in maggioranza persone del mio stesso genere. Più la carica è prestigiosa e più potere comporta, più questo è vero.

Quando chiedo “chi è il direttore, o chi è il presidente, o chi è il responsabile” ci sono altissime probabilità che io mi trovi faccia a faccia con una persona del mio stesso genere. Come prima, più in alto si situa la persona nella gerarchia, più questo è vero.

Se guido male l’automobile, l’autobus, il treno, l’aereo, la cosa non è attribuita al mio sesso.

Se vado a letto con un mucchio di donne non c’è alcuna possibilità che mi si etichetti come “puttano”, “troio” e “sgualdrino”.

Non ho necessità di preoccuparmi su che messaggi il mio vestiario manda rispetto alla mia disponibilità sessuale.

La cura personale che la società si aspetta io abbia di me stesso è relativamente poco costosa e non consuma granché del mio tempo.

Se non rispondo ai canoni in voga di bellezza maschile, gli svantaggi che affronto sono pochi e facili da ignorare.

Posso parlare a voce alta ed essere assertivo quanto voglio senza che mi si dia dell’isterico e del pazzo scatenato.

Posso aver fiducia di ritrovare il mio genere incluso in ogni forma presa dal linguaggio quotidiano: gli elettori, i politici, i ministri, i cittadini, i telespettatori e i lettori e la fratellanza umana e i diritti dell’uomo. Alleluja, i maschi ci sono sempre. Anzi, sono tutto quel che c’è.

Se ho una moglie o una compagna con cui vivo è assai probabile che il 99% dei lavori domestici spetti a lei, ma se li dividiamo, è anche assai probabile che a lei tocchino quelli più ripetitivi e “sporchi”.

Se ho una moglie o una compagna con cui vivo, le probabilità che io subisca violenza domestica per mano di costei sono stratosfericamente più basse rispetto a quelle delle donne.

Se ho figli con questa moglie o compagna e qualcuno deve sacrificare la propria carriera per crescerli, ci sono buonissime possibilità che la carriera sacrificata sia la sua.

Assumendo che io sia eterosessuale e che il sesso sia il mio chiodo fisso, sono felicemente bombardato da immagini di donne scarsamente vestite in tv e al cinema e nei giornali e nelle riviste e nelle pubblicità e su internet che hanno il solo scopo di intrattenermi sessualmente.

Generalmente, gli sconosciuti che mi incrociano per strada non mi dicono “Sorridi, bello.”, non mi fischiano dietro, non valutano ad alta voce quelli che loro considerano miei pregi o miei difetti fisici. Molestie sessuali in strada o negli spazi pubblici non accadono a me se non in casi rarissimi, e non ho bisogno di programmare e vigilare e cambiare di continuo i miei movimenti per evitare di essere assalito o per mitigare un assalto.

Infine, rivendico il privilegio di restare inconsapevole dei privilegi ascritti all’essere maschio.

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One thought on “No woman no drive. Dalle donne che non devono guidare a quelle che non sanno guidare

  1. riguardo a film, telefilm e fumetti non sono d’accordo. Quanto alla cura personale bè uomini e donne tengono chi più chi meno al loro aspetto estetico, questo non ci rene schiavi. L’estetica, il sexy, la seduzione (dove nessuno è realmente passivo) fa parte di noi

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