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Il corpo, la santa, la mummia

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Annamaria Rivera mi è particolarmente simpatica per il suo attivismo e per aver scritto La Bella, la Bestia e l’Umano. Mi è tornato in mente questo video perché didascalico rispetto a come ci sia la tendenza a giudicare l’alterità perdendo di vista il punto, come nell’esempio del rito simbolico di mutilazione al quale fa riferimento. Il discorso sulle mutilazione genitali femminili soddisfa una certa morbosità popolare e suona molto stonato in un contesto nel quale migranti sopravvissute ai naufragi dei barconi sono dimenticate nei centri di identificazione ed espulsione. La normativa sull’immigrazione e il relativo terrorismo psicologico nei confronti degli irregolari, ai quali è stato fatto credere di rischiare la denuncia in caso di accesso al servizio sanitario, rendono ancora più squallido il contesto. Come non pensare che in gioco non ci sia l’integrità della persona, ma il solito antico governo dei corpi? O meglio, come è possibile che ci si stracci le vesti gridando all’orrore delle mutilazioni genitali femminili (che includono pratiche molto differenti per livello di invasività) e ai relativi rischi sanitari, quando poi quegli stessi corpi umani improvvisamente non vengono riconosciuti come tali? L’umanità della persona esiste solo quando funzionale a una propaganda che sottende la superiorità culturale dei salvatori?

Estrapolare e isolare dal contesto è un vizio molto radicato nella cultura egemone occidentale, specialmente in biomedicina. La cultura tradizionale non soffre di questo limite, rispondendo all’esigenza di una presa in carico globale della persona.

Sulla stampa di oggi leggo un altro articolo sulla vicenda della santona mummificata. La vicenda intriga i più per il suo alone noir e il suo tocco paranormale.

La voce della biomedicina locale, rappresentata dal medico della mutua della signora, ci informa di aver incontrato la santona anni or sono, in occasione di una visita al di lei coniuge, ma che la stessa – pur risultando sua paziente per 30 anni – non si è mai avvalsa delle sue prestazioni. Si sapeva di lei che leggeva le carte, viene ricordato, ma non che facesse la guaritrice, e comunque non in anni recenti. Il che naturalmente è un assurdo dato che una guaritrice o un guaritore tradizionali lavorano sul passa parola e abbiamo già acquisito che la signora apparteneva alla categorie di coloro che hanno “mani calde”.

In effetti l’esercizio di un’ attività terapeutica è considerato un reato, abuso della professione medica.

Il sindaco di Borgo San Dalmazzo esprime preoccupazione per la reputazione del piccolo centro, oggetto di una così morbosa curiosità.

Sotto sotto io sorrido. Mi piace questa storia. L’autopsia esclude violenze e anche l’asportazione delle viscere. La mummificazione è stata “naturale”, aiutata con prodotti opportuni. La signora era in posa benedicente in casa della parente (consuocera e convivente da anni) malata terminale.

Ecco: nessuno si chiede di quella signora deceduta in casa per un tumore?  Nessun medico è passato da quella casa? Dov’era la biomedicina?

E ora ditemi voi cosa è più horror…

http://www.nuovasocieta.it/cronaca/chi-sapeva-della-mummia-di-borgo-san-dalmazzo/

http://www.targatocn.it/2013/10/28/leggi-notizia/articolo/indagini-a-borgo-san-dalmazzo-per-cadavere-di-donna-che-parrebbe-mummificato.html#.UnpUh_lLPkg

http://www.granda.net/default.aspx?tabid=4038&IDNews=10692

http://www.quotidianopiemontese.it/2013/11/03/la-santona-mummificata-di-borgo-san-dalmazzo-potrebbe-essere-stata-venerata-anche-da-morta/

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