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Piccole molestie quotidiane

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Non mi piace correre e non sono una sportiva, ma mi piace l’effetto che la corsa ha su di me, e adoro il parco fluviale. Stamattina dunque ero al parco per una corsa distensiva.

Mi lascio condurre dal filo dei pensieri e dai colori, correndo con quell’andamento lento che mi contraddistingue.

Nei pressi del deposito di legname (lato Stura), l’itinerario affianca un campo cintato da una rete. Un signore sta lavorando con il trattore. Io sono con il mio nano-cane e lui richiama le sue. Contemporaneamente un secondo uomo piuttosto corpulento e anziano si sente in dovere di commentare ad alta voce “sguinzagli le cagne quando passano le belle donne, he?”.

Penso al gentil signore del trattore e al fatto che oltre alle cagne avrebbe fatto bene e meglio a richiamare il suo visitatore.

Immagino che quel tizio creda di essere spiritoso e magari galante. Invece essere commentata così, come non  fossi presente, non procura piacere, ma fastidio. Il pensiero che un estraneo mi veda e faccia una battuta ad alta voce implica che per lui è normale che io sia valutata e commentata per il mio aspetto.

Continuo a correre con il mio andamento lento e il piccolo fastidio tipico di quando non rispondi per le rime.

Dopo 5 minuti al massimo incrocio un ciclista. Classico sportivo accessoriato di tutto punto che mi biascica “spingi, spingi”.  Mi chiedo se si renda conto di quel che dice e penso “spingiti tu il sellino dove dico io”. Sto zitta per la seconda volta.

Vengo considerata una che non sta zitta, ma non è così.

Anche la donna ritenuta più “rompiscatole” sta zitta spesso per una varietà di motivi.

Io ad esempio volevo solo farmi una corsa rilassante e questi piccoli episodi mi hanno disturbata.

Ho 43 anni e corro in tuta e felpone, con capelli legati e imburrati di burro di karitè.

Lo sottolineo per 2 motivi. Il primo è che nemmeno l’età ti salva da certe mancanze di rispetto,  il secondo è che qualsiasi cosa indossi il problema è che hai un corpo. Nella percezione del macho mondo il corpo di donna è come una vetrina. Ma il corpo è parte integrante di me stessa. Il commento, la molestia arrivano non come omaggio alla mia persona ma come mancanza di riconoscimento delle qualità di persona.

Ad esempio la mia vicina di sopra, una donna rumena di 55 anni, che di lavoro fa la badante, mi racconta incredibili aneddoti di vecchi agricoltori che l’apostrofano per strada. Io stessa ho notato che certi comportamenti aumentano quando vengo ritenuta straniera. Nell’incidenza degli episodi del genere in gioco c’è il supposto rapporto di dominanza verso giovani, straniere, donne di classe sociale inferiore ecc

Insomma non è di apprezzamento della bellezza che parliamo, ma di deprezzamento dell’umano, di de umanizzazione.

Comunque fantasticare mi rilassa. E nel mio fantasticare penso a qualcosa che scarichi questa frustrazione.

Come un Letta Riot che saluta Putin così.

Vietato calpestare i sogni…

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