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Generazione rubata. A proposito di mamme

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Generazione rubata. A proposito di mamme

“Questi prodotti della Francia che sono i figli degli
immigrati diventano crescendo nemici usciti dal ventre,
figli stranieri dei loro stessi genitori”

A. Sayad

Il mito della madre anni cinquanta sopravvive come incorporazione imbalsamata nelle istituzioni.

L’aspetto più evidente di questa stortura è l’incapacità di riconoscere l’esistenza e l’efficacia di madri diverse (i padri rimangono sullo sfondo, sbiaditi e dotati di una sola magica attitudine: rendere la madre persona adeguata).

Quali sono i criteri secondo i quali vengono giudicati una buona madre e un buon padre, o meglio, genitori che non ledano l’interesse superiore del minore? Chi e come decide questo interesse e le qualità genitoriali atte a perseguirlo? Invito ad esempio alla lettura dal  documento

“Criteri ed indicatori prognostici per la valutazione delle capacità genitoriali”. Dalla sezione

Valutazione delle capacità genitoriali in ambito sociale, estraggo: 

. Storia individuale dei genitori e della coppia

• Fattori di rischio: Povertà cronica, carenza di relazioni interpersonali,
famiglie monoparentali, esperienza di rifiuto, violenza e abuso in infanzia,
psicopatologia o devianza sociale, gravidanze non desiderate, relazioni
difficili e conflittuali con la propria famiglia di origine, “sindrome di
risarcimento”

Dalla sezione Valutazione delle capacità genitoriali  in ambito psicologico:

2. COPPIA:

Indicatori prognostici
ƒ Qualità della relazione di coppia e clima familiare
(matrimonio, numero di figli, separazioni, aree di
conflittualità, violenza domestica, ecc.)
ƒ Qualità della funzione genitoriale condivisa (condivisione
dello stile educativo e concezioni sull’allevamento dei figli)
ƒ Qualità del MODELLO EDUCATIVO ANTROPOLOGICO
CULTURALE anche in riferimento alla cultura di
appartenenza
ƒ Qualità della relazione con la propria famiglia di origine e/o
con quella del partner
ƒ Affidabilità e continuità nel ruolo genitoriale e di accudimento

Dunque sono previste valutazioni antropologiche sul modello educativo: meraviglia delle meraviglie!

Peccato che la legge regionale che regolamenta i Servizi sociali su Personale dei servizi sociali indichi

1. La Regione individua le seguenti figure professionali dei servizi sociali: 
a) gli assistenti sociali; 
b) gli educatori professionali; 
c) gli operatori socio-sanitari e gli assistenti domiciliari e dei servizi tutelari; 
d) gli animatori professionali socio-educativi. 

Dunque come vanno le cose?

Ci fornisce un quadretto l’abstract dell’intervento di Simona Taliani e Roberto Beneduce del centro Fanon al convegno “Famiglie, genere, generazioni” :

Discronie nigeriane. La genitorialità delle madri immigrate fra burocratizzazione e violenza epistemica

“Non sono ancora morta”, gridano le donne nigeriane in Tribunale al cospetto di operatrici italiane intente a vagliare la loro qualità di madri: alcune di loro non vedranno più i loro figli, dati in adozione e diventati magicamente prodotti dell’Italia, nuovi cittadini del nostro Bel Paese.

Sono numerose le donne nigeriane, arrivate in Italia e designate giuridicamente come vittime della tratta,

che si vedono allontanare i loro figli in virtù di valutazioni negative sulla loro qualità di madri. Come
ricorda Bailkin per il contesto inglese degli anni ’60 e ’70, le madri africane sono, tra le donne
immigrate, quelle più esposte a questo tipo di recisione del legame filiale. Sono donne che hanno
fallito nel compito di abbracciare il vangelo bolwbiano e, per questo, le istituzioni incaricate di
misurare le loro capacità genitoriali non le ritengono madri sufficientemente buone.
A partire da una ricerca etnografica condotta con 20 famiglie nigeriane e protrattasi per più di 10
anni, l’intervento vuole analizzare questi nuovi archivi postcoloniali e interrogare come le Istituzioni
producono un bambino adottabile. L’analisi di questi legami, sempre più spesso spossati e spossessati
(dispossessed kinships) dall’intervento istituzionale, rivela che cosa stia diventando oggi la maternità
africana in Europa. L’intrusione dello sguardo burocratico e assistenziale nei legami familiari
(espressione particolare del paradigma compassionevole?) mostra qui la sua magia socio-politica: una
magia mediata il più delle volte dall’uso di un lessico psichiatrico e coloniale (come testimoniato dal
ricorso alle figure della selvatichezza o quello che trasforma madri e figli in soggetti affetti da
disturbi psicopatologici o morali).
L’intervento vuole analizzare le forme di antropopoiesi del bambino nigeriano adottabile e i modi
attraverso i quali una tale costruzione giuridico-sociale produca fratture nelle relazioni tra le madri, i
loro figli e le famiglie d’origine rimaste in Nigeria. Inoltre, si tenterà di comprendere in che senso
possano essere interpretate le indicazioni della Regione Piemonte (2010) dove si fa esplicito
riferimento alla necessità di valutare le qualità del modello educativo antropologico culturale dei
genitori quando stranieri.

L’intervento ha dato spazio di parola a Grace Aigbeghian, Bosede Lawani e Philomena Erhunmwunsee, che intendo restituire con due frasi chiave: “Io sono una mamma africana, rimango nigeriana. Mio figlio crescerà e mi cercherà” e “Una volta quando vedevo un bimbo nero con una mamma bianca pensavo fosse una bella cosa. Ora mi chiedo a chi l’hanno portato via”

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