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Femminicidio. Divulgazione e digressioni sulla legge in vigore

A group session at a probation office about domestic violenceIl Decreto legge , approvato con legge 119, in vigore dal 16 ottobre, al capo 1 contiene alcune disposizioni a prevenzione e contrasto della violenza.

A onor del vero contiene molto altro in un mix poco onorevole di ambiti del tutto diversi, mentre opportuno sarebbe stato occuparsi in maniera estesa della violenza di genere, qui affrontata solo parzialmente, ma l’intenzione di questo articolo è quella di divulgare gli elementi riguardanti la violenza domestica.

La definizione di violenza domestica

Si intendono per violenza domestica uno o più atti, gravi o non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.

 L’ammonimento

Nei casi in cui alle forze dell’ordine sia segnalato, (in forma non anonima ), un fatto riconducibile alla lesione personale nell’ambito di violenza domestica, il questore, anche in assenza di querela,assunte le informazioni necessarie, può procedere, all’ammonimento dell’autore del fatto.In ogni atto del procedimento per l’adozione dell’ammonimento devono essere omesse le generalita’ del segnalante (salvo che la segnalazione risulti manifestamente infondata). Il questore puo’ richiedere al prefetto del luogo di residenza del destinatario dell’ammonimento l’applicazione della misura della sospensione della patente di guida per un periodo da uno a tre mesi. (Ma il prefetto non da’ luogo alla sospensione della patente di guida qualora, tenuto conto delle condizioni economiche del nucleo familiare, risulti che le esigenze lavorative dell’interessato non possono essere garantite). Quando il questore procede all’ammonimento informa senza indugio l’autore del fatto circa i servizi disponibili sul territorio, inclusi i consultori familiari, i servizi di salute mentale e i servizi per le dipendenze,  finalizzati ad intervenire nei confronti degli autori di violenza domestica o di genere.

Quando l’imputato si sottopone positivamente ad un programma di prevenzione della violenza
organizzato dai servizi socio-assistenziali del territorio, il responsabile del servizio ne da’ comunicazione al pubblico ministero. Questo mi preoccupa, considerato che i servizi socio assistenziali non prevedono competenze antropologiche, essenziali per evitare interpretazioni fuorvianti.

Raccolta dati e analisi

Il Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza elabora annualmente un’analisi criminologica della violenza di genere che costituisce un’autonoma sezione della relazione annuale al Parlamento. Si inizieranno a raccogliere istituzionalmente i dati sul femminicidio?
Permesso di soggiorno per le vittime

Quando siano accertate situazioni di violenza o abuso nei confronti di uno straniero ed emerga un concreto ed attuale pericolo per la sua incolumita’, come conseguenza della scelta di sottrarsi alla medesima violenza o per effetto delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, ( con il parere
favorevole dell’autorita’ giudiziaria procedente ovvero su proposta di quest’ultima) rilascia un permesso di soggiorno , per consentire alla vittima di sottrarsi alla violenza.
Il  permesso di soggiorno puo’ essere rilasciato dal questore quando le situazioni di violenza o abuso emergano nel corso di interventi assistenziali  dei centri antiviolenza, dei servizi sociali territoriali o dei servizi sociali specializzati nell’assistenza delle vittime di violenza. La sussistenza
degli elementi e delle condizioni e’ valutata dal questore sulla base della relazione redatta dai medesimi servizi
sociali.  Ai fini del rilascio del permesso di soggiorno e’ comunque richiesto il parere dell’autorita’ giudiziaria.
Il permesso di soggiorno e’ revocato in caso di condotta incompatibile con le finalita’ dello stesso,
segnalata dal procuratore della Repubblica o dai servizi sociali, o comunque
accertata dal questore, o quando vengono meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio.
Nei confronti dello straniero condannato, anche con sentenza non definitiva per uno dei delitti commessi in ambito di violenza domestica, possono essere disposte la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione. Le disposizioni si applicano anche ai cittadini di Stati membri dell’Unione europea e ai loro familiari.

Atti persecutori

La pena e’ aumentata se il fatto e’ commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che e’ o e’ stata legata da relazione alla persona offesa o se il fatto e’ commesso attraverso strumenti informatici.  Se a perseguitare è il vicino di casa sei meno tutelata che non se è un contatto facebook. Stiamo incorporando un’idea di famiglia virtuale?

 La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela e’ comunque irrevocabile se il fatto e’ stato commesso mediante minacce reiterate.

Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria hanno facolta’ di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero,  l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi e’ colto in flagranza dei delitti, ove sussistano fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l’integrità fisica o psichica della persona offesa. Quindi il provvedimento è discrezionale e solo in caso di flagranza di reato

Si prevede un l’elaborazione di un Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, con il contributo delle amministrazioni interessate, delle associazioni di donne impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza (specificando che non devono esserci ulteriori oneri o nuove risorse umane). Del piano si indicano le finalità:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettivita’, rafforzando la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei rapporti interpersonali;
b) sensibilizzare gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile anche attraverso l’adozione di codici di autoregolamentazione da parte degli operatori medesimi;
c) promuovere un’adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere e promuovere, nell’ambito delle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, delle indicazioni nazionali per i licei e delle linee guida per gli
istituti tecnici e professionali, nella programmazione didattica curricolare ed extra-curricolare delle scuole di ogni ordine e grado, la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione degli studenti al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo (darei un’occhiata anche ai contenuti degli esami INVALSI);

d) potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalita’ omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;

e) garantire la formazione di tutte le professionalita’ che entrano in contatto con fatti di violenza di genere o di stalking;
f) accrescere la protezione delle vittime attraverso il rafforzamento della collaborazione tra tutte le istituzioni
coinvolte;
g) promuovere lo sviluppo e l’attivazione, in tutto il territorio nazionale, di azioni, basate su metodologie consolidate e coerenti con linee guida appositamente predisposte, di recupero e di accompagnamento dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, al fine di favorirne il recupero e di limitare i casi di recidiva;
h) prevedere una raccolta strutturata e periodicamente aggiornata, con cadenza almeno annuale, dei dati del fenomeno, ivi compreso il censimento dei centri antiviolenza, anche attraverso il coordinamento delle banche di dati gia’ esistenti;
i) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle amministrazioni impegnate nella prevenzione, nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking e delle esperienze delle associazioni che svolgono assistenza nel settore;
l) definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, che si basi anche sulle diverse esperienze e
sulle buone pratiche gia’ realizzate nelle reti locali e sul territorio.

Il Ministro delegato per le pari opportunita’ dovrebbe fare una relazione. Ovviamente leggiamo “delegato” dato che noi ATTUALMENTE NON abbiamo un Ministero pari opportunità.

Ai centri antiviolenza e le case-rifugio, e’ garantito l’anonimato ( se sentite politici locali che lo violano per farsi promozione sappiate che stanno violando una disposizione). Centri e case rifugio operano in maniera
integrata con la rete dei servizi socio-sanitari e assistenziali territoriali, tenendo conto delle necessita’ fondamentali per la protezione delle persone che subiscono violenza (suona strano dato che delle necessità essenziali dovrebbero tener conto i servizi sociali non già i centri antiviolenza gestiti dal volontariato). 

Indipendentemente dalle metodologie di intervento adottate e dagli specifici profili professionali degli operatori coinvolti, la formazione delle figure professionali dei centri antiviolenza e delle case-rifugio promuove un approccio integrato alle fenomenologie della violenza, al fine di garantire il riconoscimento delle diverse
dimensioni della violenza subita dalle persone, a livello relazionale, fisico, psicologico, sociale, culturale ed economico. Fa parte della formazione degli operatori dei centri antiviolenza e delle case-rifugio il riconoscimento delle dimensioni della violenza riconducibili alle diseguaglianze di genere. E qui  rinvio alla questione delle competenze antropologiche non previste tra le professionalità del servizio sociale.

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