Violenza simbolica e discriminazione

Lettera aperta della Pussy Riot Nadja dai nuovi gulag di Putin

Nella Lettera aperta della Pussy Riot  dai nuovi gulag di Putin possiamo leggere le condizioni di vita nei campi della Mordovia, dove si trova Nadezhda Tolokonnikova.

La lettera descrive quello che chiamiamo “controllo tra pari”, già storicamente noto meccanismo di controllo agito nei campi di concentramento nazisti.

Alcune frasi di detenute vicine all’amministrazione del campo e della stessa amministrazione:

«I secondini non oseranno fare pressione su di te. Le detenute lo faranno per conto loro.» 

«Credi di essere l’unica ad avere sonno? Bisognerebbe legarti ad un aratro, grossa vacca!»

«Io sono andata a cucire perfino con 40° di febbre! Ci hai pensato a chi dovrà fare il tuo lavoro?»

«Se non fossi la Tolokonnikova, da molto tempo ti avremmo sistemata» 

«D’ora in poi, sarete punite tutto il tempo se non cambiate comportamento con le pivelline e particolarmente con la Tolokonnikova; fate loro ciò che è stato fatto a voi. Siete state menate, neh? Vi hanno rotto il muso di sicuro? Allora spaccateglielo anche a loro. Per questo, nessuno vi rimprovererà.»

Con queste citazioni intendo sottolineare come la solidarietà tra pari sia la prima nemica di chi opprime e come gioco forza la corruttibilità delle persone sia la chiave usata per soffocarla. Più o meno come accade a quelle donne che incitano allo stupro, dichiarano la loro misoginia, ecc..

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2 thoughts on “Lettera aperta della Pussy Riot Nadja dai nuovi gulag di Putin

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