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Buon Natale da qui

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Da giorni sono silente sul blog.

Sto accusando il Natale. Una ricorrenza che pare inventata per escludere e far sentire soli, che sia socialmente, affettivamente o economicamente, e per infierire  sulle situazioni di disagio.

Non a caso le tanto tradizionali violenze domestiche in questo periodo hanno un picco, così come le depressioni.

Il legame Natale e famiglia fa di questo periodo un momento decisamente interessante sotto il profilo antropologico.

Quella famiglia “naturale” inesistente, che una cultura forzatamente descritta come fissa, inalterabile, e ancorata a un sistema sociale che non esiste più continua a imporre (e riconsolidare attraverso i media e la politica), a Natale fa il botto. Ecco un paio di suggestioni di questi giorni. Oggi Massimo Gramellini fa outing con un articolo del quale avrei fatto decisamente a meno, che molto dice nel non detto: ovvero poggia sulla malcelata idea che esista una natura maschile e una femminile che determinano ruoli, temperamenti e azioni. Così la super citata Ministra Kyenge diventa donna che si comporta da uomo (altrove fu definita una con faccia da casalinga), e quindi responsabile dei suoi problemi matrimoniali, nell’eterno gioco del maschio a ricacciare la femmina al suo ruolo di femmina.

Molto ci dice sull’idea di famiglia anche la recente  polemica su una indicibile sentenza relativa al caso di un sessantenne affidatario di ragazzina undicenne con la quale è stato colto in flagranza di atto sessuale. Vorrei sottolineare che questo significa che lo Stato è responsabile di aver giudicato inadeguati i genitori di lei e di aver ritenuto meglio sottrarla a loro per concederla al suo stupratore.

Comunque non mi spiace l’aria sotto tono di quest’anno: luminarie discrete e vetrine più consone al clima di crisi. Quasi un’ammissione. Non mi manca l’ossessione del consumo, anche se vorrei poter fare qualche dono in più.

Certo è che manca sempre più l’elemento umano e la ragionevolezza.

Cosa c’è di meglio del video del TG2 sui CIE (centri di indentificazione ed espulsione), mandato in onda ieri sera, che sembra aver scioccato politici e opinione pubblica, per farvi capire che intendo?

Mi chiedo perché si dichiarino tutti sorpresi. Nessuno sa che esistono i CIE? Nemmeno chi ne è istituzionalmente responsabile? Non si sa che raramente qualcuno riesce a entrarci per documentare la situazione?

Ricordo che i CIE, come ogni abominio italiano, sono nati sotto la pessima stella della logica emergenziale.

Sono campi di concentramento e chi voleva saperlo già lo sapeva.

Adesso che si fa?

Si aspettano le indagini approfondite?

Massì, magari dopo una fetta di panettone..

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