antropologia · cultura · visioni

La Befana vien di notte…

2571952-befanaLa fiaba germanica di Frau Holle racconta di una vedova con una figlia brutta e pigra e una figliastra bella e servile. Bellezza e abilità nelle pulizie domestiche le varranno l’incontro con una vecchia dai denti affilati, Frau Holle. Le due vivranno in armonia finché la bella servile non avrà nostalgia di casa e potrà avere una vita sua ricompensata da Frau Holle. La madre matrigna, venuta a conoscenza del fatto, invierà la figlia brutta e pigra. Bruttezza e scarsa attitudine a far la sguattera faranno sì che questa verrà punita.

Secondo la leggenda Frau Holle viaggia per il mondo nei 12 giorni dopo il solstizio, distribuendo regali e fortuna. Il suo nome significa la gentile, ma con il cristianesimo diventa la strega crudele che raccoglieva intorno a sé le anime dei bambini non battezzati. Anche la Frau Berchta della Germania del sud è chiaramente una strega, connotata di crudeltà e doti di seduttrice diabolica.  La Berchta è  dea tutelare delle filatrici, e colei che le protegge gli animali.

In Russia c’è Baboushka. Secondo una leggenda Babushka era una vecchia che si attardò pulendo e lucidando e arrivò alla culla di Gesù trovandola vuota. Da allora vaga in cerca di bambini buoni ai quali far doni sperando siano Gesù bambino.

Fortunatamente i doni non vengono distribuiti solo ai bimbi maschi, penso io. Che questa befana voglia dirci qualcosa?

In Italia abbiamo la Befana. L’Italia è a prevalenza cattolica ma non sono i tre re magi a riempire le calze, bensì una strega buona. I dolci che distribuisce oggi avevano un valore diverso quando rappresentavano anche una integrazione alimentare. Quanto al carbone allude a quel che rimaneva dopo la lenta combustione, da usare l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco. Oggi il carbone della befana rinvia a un richiamo sui capricci dei bambini, ma deriva dal rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. L’Epifania è la “Dodicesima notte” dopo il Natale. È  il periodo  dopo la seminagione, pieno di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle  notti i contadini vedevano volare sui campi seminati Diana con un gruppo di donne, per fertilizzare le campagne.

La nostra Befana è una nonna che ha le calze rotte eppure distribuisce dolcetti e carbone. Infilandosi  nel cammino collega la terra casa al cielo tetto. Un legame tra vivi e morti che la avvicina agli antenati. O meglio alle antenate.  Ogni donna si è sentita fare almeno una volta (una?) gli auguri in senso scherzoso da qualcuno che intende così canzonarne l’aspetto o ribaltarlo nel solito stereotipo androcentrico della befana sexy.

Questo per dire che vorrei proporre la mia rivisitazione di questa tradizione: evitate di spararle troppo grosse almeno oggi.

Evitate di causare dissenteria alla Befana: ricordate che vola sulle vostre teste.

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