antropologia · corpi · cultura · identità · visioni

Per un’etnografia dell’uguaglianza.

L’uguaglianza viene dunque creata attraverso artifici culturali.

Questa citazione proviene da un articolo nel quale sono appena inciampata:

http://www.multiversoweb.it/rivista/n-06-uguale/appunti-per-una-etnografia-dell%E2%80%99uguaglianza-730/

Una dissertazione interessantissima su uguaglianza e diversità, idee che muovono dalla nozione di identità e costruzione dell’umano. Un discorso intorno all’antropo-poiesi, come la definisce Francesco Remotti, ovvero l’auto costruzione dell’identità.

Gli uguali si fabbricano; l’uguaglianza si afferma combinando la proclamazione esteriore garantita dall’abbigliamento con la comunanza obbligata di regole: stessi orari, stesso calendario, stessi spazi, stessi gesti, magari stesse aspirazioni (..)

Intorno al corpo, «le società umane fanno veramente di tutto: aggiungono, tolgono, tagliano, inseriscono, dilatano, allungano, accorciano; ogni mezzo etnico e ogni materiale è buono per modellare, cambiare, trasformare il corpo. A quanto pare, le società umane si rifiutano di lasciare il corpo così com’è; non sopportano di lasciarlo nella sua condizione contingente, di abbandonarlo al semplice sviluppo naturale» (..)

Davvero rinvio alla lettura dell’articolo di Gian Paolo Gri, e a una visita agli altri articoli della rivista Multiverso, che ho appena scoperto.

Il pezzo mi seduce per la sua conclusione:

Donne e uomini devono alla loro forma specifica di appartenenza la possibilità di esistere, vivono la differenza e la incorporano, ma possono anche renderla oggetto di osservazione e di interpretazione critica; possono allontanarsene; possono moltiplicare le proprie identità, mutarle.

Da questo punto di vista, il livello più alto di ominità non consiste nella forza del radicamento in un gruppo e in una cultura, ma nella possibilità di essere altri da ciò che si è.

Il punto più alto di umanità è l’esperienza di allontanamento: lo scarto, la migrazione, la conversione.

 

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