sessismo · violenza

Donne armate

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Devi essere interessata e spulciare, per capire cosa abbiano fatto le donne nel mondo. Non hai un mondo circostante che te lo racconta. Il mondo è maschio.

Quando ti parlano della Costituzione ti dicono che è stata scritta dai padri costituenti, omettendo le madri costituenti. Eppure c’erano. L’articolo 3 senza le donne dubito avrebbe visto la luce..

Quando ho visto un libro titolato così, a costo appetibile, su una bancherella, l’ho preso al volo.

Scritto dalla storica Anna Teresa Iaccheo, questo libro ha riposato mesi sulla mia libreria, prima di riuscire a essere letto. Sapere che la violenza e l’agire violento è maschile in percentuale altissima fa del discorso sulla violenza e la lotta armata delle donne un soggetto particolarmente interessante, per me.

Le donne che negli anni ’70 hanno fatto la lotta armata, si ritenevano nuove resistenti. Avevano scelto in un contesto diverso da quello delle partigiane. La violenza delle resistenti era atto obbligato, più mosso da esigenze di vita che politicizzato. Diverso è per le terroriste. Provenivano da ambienti femministi. Questo dato mi ha incuriosita. Se le resistenti avevano agito in tempo di guerra, adottando la violenza in un contesto preciso, acquisendo ruoli assolutamente inediti, negli anni cinquanta quel rimettere a posto le donne, ricacciandole in cucina a cinguettare, deve essere stato veramente inquietante.

“Fra i terroristi c’era anche una donna”, in questo modo il telegiornale dava notizia della loro esistenza. I giornali ne parlavano secondo stereotipi stiracchiati quali quello della scelta affettiva (la donna del terrorista), delle cattive compagnie, o della persona mentalmente instabile, mai prendendo in considerazione le idee e le opinioni. Si fa riferimento all’aspetto, agli amori, all’abbigliamento… Nel 1985 tre ricercatrici dell’Università di Torino ricevono lettere dal carcere, nelle quali donne detenute per reati politici chiedono di: dar voce alla pluralità di esperienze diverse (), cogliere e assumere anche le motivazioni profonde di ognuna e nello stesso tempo evidenziare il rapporto tra le nostre vite e i movimenti generali di quegli anni (), renderci consapevoli delle continuità e delle rotture che abbiamo operato anche dentro noi stesse, come donne. Fu così che si realizzò il seminario “Identità femminile e violenza politica”, tenuto da Luisa Passerini, Patrizia Guerra e Bianca Guidetti Serra (1986).

Quello che posso fare io è i nomi. Quelli delle ricercatrici. Quello dell’autrice del libro.

E quelli delle agenti censurate di questa violenza politica: Margherita Cagol, Susanna Ronconi, Nadia Mantovani, Barbara Balzarani, Grazia Grena, Liviana Tosi, Valeria Cora, Carmen De Stefano..

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