antropologia · corpi · diario · Formazione · genere · tra il dire e il fare

Meno monologo della famiglia, più monologhi della vagina

64817_608415602521961_730460746_n

Gossip di provincia…

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, alcune associazioni contro la violenza e la discriminazione hanno organizzato un fine settimana a tema, in collaborazione con un centro commerciale. Nella rassegna di eventi era incluso lo spettacolo I Monologhi della vagina.

Conseguenza: il forum delle famiglie scrive una protesta indirizzata agli esercenti e all’assessorato pari opportunità (peraltro – se ho ben capito – lo spettacolo è stato annullato causa “malattia dell’attrice”).

La lettera è un vero e proprio spaccato antropologico. Come da copione, dopo un preambolo in cui ci si dichiara contro la violenza sulle donne, si affaccia un però…

“Nell’ambito, però, di questa ammirevole proposta ha trovato spazio, nei pomeriggi di entrambe le giornate, uno spettacolo che già dal titolo (“I monologhi della vagina”) lasciava intendere di non essere così adatto per una platea fatta di gente comune, famiglie con bambini che in quei momenti sarebbero transitate ignare attraverso la galleria. Diverse le segnalazioni da parte di chi si è sentito turbato e anche offeso da un linguaggio assolutamente inadatto e inopportuno ad un luogo pubblico; non vogliamo limitare l’arte ma lasciamo che siano le persone a scegliere di cosa “nutrirsi”, senza obbligare ad imbattersi in spettacoli, per qualcuno, assolutamente riprovevoli. Vi pregheremmo, qualora vi fosse nuovamente l’occasione di presentare proposte di questo tipo, di darne la giusta preventiva informazione, in modo che la famiglie possano scegliere di evitare un Centro Commerciale dove si rischia di incappare involontariamente in una manifestazione assolutamente non adatta a loro”.

Vagina non è una parola sporca. L’idea di impuro collegata alla vagina e al mestruo è radice di violenza. Quì sta il senso dei Monologhi della vagina.

Stupisce che un forum delle famiglie si preoccupi al punto di scrivere agli esercenti e all’assessora, ritenendosi offeso dal testo, che evidentemente non conosce nei suoi contenuti.

Io ho una vagina e il titolo non mi offende perché non credo ci sia nulla di male ad avere una vagina.

Naturalmente ci sono infinite possibilità di critica nei centro commerciali. In effetti non sono esattamente luoghi educativi. Facendo la spesa nei supermercati mi è capitato spesso di imbattermi in quella sagoma di ragazza in mutande, grandezza naturale. Passando da un reparto all’altro l’impressione era fosse in carne ed ossa. Tutto a posto lì? Nessun turbamento nel fare la spesa con una ragazza sexy? Nessuna preoccupazione?

Occorrerebbe chiarire che quando si svolgono eventi di quel tipo lo scopo è prevenire e contrastare la violenza. Questo significa mettersi nella posizione di chi impara, invece che in quella di chi giudica.

L’intento del testo è proprio quello di liberare i corpi femminili dallo stigma.

Dire che vagina è una parola sporca, equivale a renderla sporca. Non buttiamoci così giù. Ad oggi mi risulta che veniamo tutti da lì.

Meno monologo della famiglia, più monologhi della vagina!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...