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A proposito di D&G

stupro

«Non mi convincono i figli della chimica, i bambini sintetici, uteri in affitto, semi scelti da un catalogo», ha dichiarato Domenico Dolce in un’intervista, scatenando le ire di Elton John, padre di due “bambini sintetici”. Fermo restando che certe polemiche sono strumentali e strizzano l’occhio più a dati di marketing che a seri dibattiti etici, non resisto al gioco di società… Ovviamente i bambini sintetici non esistono ed esprimersi su di un tema così delicato, che coinvolge persone in carne ed ossa, genitori e figli, implica mettersi nella posizione di giudicare queste famiglie. Il cantante ha lanciato una campagna di boicottaggio e molti artisti sono con lui. Domenico Gabbana ha immediatamente smorzato i toni e sottolineato che non intendeva giudicare nessuno.

Intanto i due stilisti sono stati ribattezzati Volta & Gabbana, a causa di una copertina di Vanity Fair del 2005, nella quale i due stilisti posavano in mezzo ad alcuni bambini sotto al titolo “Il desiderio di essere padri.”

Io invece ricordo l’immagine di una campagna del noto marchio. Questo stupro di gruppo fashion vale più di mille parole. Senz’altro dimostra una totale assenza di consapevolezza di cosa sia un essere umano. Fate voi..

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One thought on “A proposito di D&G

  1. A proposito di D&G: http://www.giornalettismo.com/archives/138065/dolce-gabbana-e-i-jeans-che-uccidono/
    “Lucchetti ha anche fatto sapere che Giorgio Armani, Roberto Cavalli e Dolce & Gabbana non si sono mossi. “In questi sette mesi, sono le uniche aziende che sono rimaste del tutto indifferenti”. “Dolce & Gabbana mi hanno addirittura telefonato per ringraziarmi per l’informazione ma che non erano interessati. Ero abbastanza sorpresa, questo è un problema serio. Molte persone sono morte a causa della sabbiatura”. In una dichiarazione rilasciata il 5 agosto, Change.org accusa Dolce & Gabbana di aver “cancellato dalla bacheca di Facebook i messaggi che i membri dell’associazione avevano inviato chiedendo che il divieto di sabbiatura fosse adottato anche da questa società”. Nessuna delle tre società nominate dalla Clean Clothes Campaign si è resa disponibile a commentare la questione con la stampa.”

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