Formazione · relazioni

Relazionarsi con l’autismo

Chi lancia semi al vento farà fiorire il cielo. Come nel caso di questo vademecum per comunicare con un bambino autistico, scritto dalla mamma di Matteo per aiutare i suoi compagni di classe a relazionarsi con lui:
– Sono solo perchè il mio autismo mi impedisce di comunicare ma vorrei tanto parlare e giocare con te.
Salutami quando ci incontriamo. Forse non riuscirò a risponderti ma sarò felice lo stesso.
– Posso ascoltare le tue parole ma non le capisco fino a che non le ho imparate a memoria una ad una. Inoltre sento i suoni e i rumori in maniera molto amplificata, assordanti come un trapano.
– Se parli velocemente e utilizzi frasi lunghe non riesco a capire che cosa vuoi dire. Le parole mi sembrano unite le une alle altre come un lungo treno. Se non capisco quello che mi dici spiegamelo lentamente, con gesti e mimica. Oppure con l’aiuto di figure.
– Non offenderti se mentre mi parli non ti guardo. Sembra che io non ti ascolti ma, in realtà, sono attentissimo a ciò che dici.
– Non posso guardarti negli occhi. Se mi fai una domanda, anche se so la risposta, non riesco a dirtela.
– La luce mi da fastidio per questo amo gli occhiali scuri. Alcuni ragazzi come me non riescono ad attraversare un prato perchè è troppo verde. Alcuni colori mi terrorizzano.
– Il mio olfatto è molto sviluppato: annuso tutto, anche quello che mangio. La mia pelle non sopporta i vestiti. Le cuciture mi fanno impazzire. Anche essere toccato mi provoca quasi un dolore. Non sopporto nemmeno il vento sulla pelle.
– Quando si lavora in gruppo dammi ordini semplici e fammi vedere come si fa.
– Se giochiamo insieme passami la palla. All’inizio sarò una frana ma giocare mi rende felice.

Annunci

2 thoughts on “Relazionarsi con l’autismo

  1. Autismo, chiamata anche sindrome di Kanner, il medico che per primo aveva descritto la sindrome autistica negli anni 40. Individuò la causa in madri acculturate e in carriera, quindi donne siate ignoranti e casalinghe. Successivamente verificato che era una cazzata l’ipotetica causa, si tirò fuori la madre frigorifero: gravidanza non desiderata, poca empatia, ecc..ecc.. negli anni 80 si facevano anche allontanamenti terapeutici, per colpa della madre frigorifero. Verificato che anche questa era una cazzata ora non so a chi danno la colpa, di certo ora il ruolo della madre è considerato una risorsa di grande valore sia nella fase diagnostica che in quella riabilitativa, in pratica il lavoro di cura ricade tutto sopra la madre, che deve comunque sentirsi in colpa.. così impara a nascere donna….

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...