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La banalità del maRe

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Il mar Mediterraneo continua a riempirsi di morti. Uomini, donne e tanti bambini e bambine. Le stragi si susseguono. Ci stiamo abituando a sentire approssimazioni dell’ordine delle centinaia. Ieri siamo passati da 700 a 900. Gli unici in grado di sapere quante persone sono su un barcone son i trafficanti, che incassano i soldi da ciascuno. Questi morti non sono nemmeno un numero. Anche quando il corpo viene ritrovato, non è facile risalire alla sua identità.

Sta succedendo nel nostro mare, sotto gli occhi di quella stessa Europa che ha visto il genocidio nazista e che si sta nascondendo dietro dichiarazioni di intenti a ogni strage. Un’Europa  schizzo frenica, divisa: da una parte quella dell’economia e dall’altra quella del diritto, ambiti che non stabiliscono connessioni, in un corto circuito evidente. Ieri, ascoltando le dichiarazioni internazionali, ho provato nausea. Rapporti di sfruttamento economico e violenza stabiliscono un sistema di gerarchie umane e nuovi modi di fare genocidio.

L’interrogativo del secondo novecento fu: come è stato possibile lo sterminio nazista? Hannah Arendt vide nel nazista Eichmann il prototipo degli uomini disabituati a pensare, incapaci di dialogare con se stessi, di rispondere a se stessi; prigionieri di stereotipi e convenzioni e impermeabili al richiamo della realtà.  Ecco come è stato possibile.

La banalità del male è sotto i nostri occhi anche oggi. Lo abbiamo  visto dalle immancabili reazioni sui social (700 morti troppo bello per essere vero) e dalle inaccettabili dichiarazioni politiche.

L’Italia si prepara a celebrare la liberazione dal nazi fascismo. Confido nell’efficacia rituale affinché sappia purificarsi dalla banalità del male.

Questa mattina intanto, a Boves, paesino tristemente noto per la prima strage nazifascista in Italia, 3 scalmanate classi delle medie hanno osservato un silenzio perfetto in memoria dei morti nel Mediterraneo. Grazie piccole pesti: siete voi il mio 25 aprile!

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