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Migrazioni: una realtà di sempre. (Dedicato a chi è impermeabile alla realtà)

“Migrare è una caratteristica di molte specie animali, uomo compreso. Gli individui umani da tempo immemorabile si sono mossi in gruppi di luogo in luogo alla ricerca di alimenti o per evitare pericoli. Leggende e resti archeologici diversi dimostrano le tracce di antichi movimenti. La diffusione stessa dell’umanità primitiva dalla culla africana all’Eurasia é un fenomeno migratorio che col passare delle generazioni ha plasmato le diverse popolazioni adattandole alle differenti condizioni ambientali. I fenomeni migratori hanno trasformato le terre e i continenti e la composizione biologica, etnica e linguistica dei loro abitanti. Anche se negli ultimi 400 anni le grandi ondate migratorie sono state principalmente operate dalla sottospecie caucasica, altre popolazioni vi hanno contribuito e per il passato esistono documenti che attestano migrazioni di interi popoli. Da un punto di vista psicologico é interessante una distinzione tra gli individui migranti e i cosiddetti sedenti, distinguere cioè quelli più inclini, a parità di condizioni, a rimanere nell’area in cui sono nati e cresciuti rispetto a quelli più interessati a muoversi in altri territori. Le basi biologiche di questo spirito migratorio sono presenti in tutte le specie animali e sono legate, a livello individuale, allo spirito di ricerca del partner o a migliori mezzi di sussistenza, e a livello collettivo, alla ricerca di migliori fonti alimentari e di condizioni climatiche più idonee. Nell’uomo i movimenti migratori sono il risultato anche di pressioni;motivate da differenze economiche fra popolazioni e sono l’espressione di un trend verso una equalizzazione di tale diversità. Le tendenze migratorie di una popolazione possono essere stimolate quando le risorse disponibili sul territorio sono state ridotte a causa di disastri climatici e di altre calamità. Altro importante fattore é l’eccessiva crescita della popolazione. Il fenomeno migratorio si é verificato in tutti i tempi, fin da quando le prime forme umane si originarono in Africa tre o più milioni di anni fa, anche se non come processo continuo. Le motivazioni sono la causa di molti cambiamenti, anche recenti, nelle caratteristiche fisiche delle popolazioni umane. Vi sono comunque quattro tipi di movimenti nello spazio delle popolazioni: – i movimenti migratori tribali e la conquista di nuovi territori: questo processo in epoche attuali ha la sua continuità nelle occupazioni militari e nella colonizzazione; – il trasferimento forzato di popolazioni, inclusa l’acquisizione di prigionieri, il trasferimento di schiavi e l’espulsione di minoranze per ragioni politiche o religiose; – il movimento di persone per contratti di lavoro o per accordi prefissati; – il libero movimento di individui. Il termine di migrazione viene generalmente riferito al libero movimento di individui, ma gli altri tipi di movimento stati forze altrettanto importanti nel determinare la distribuzione attuale delle popolazioni umane sul Globo.” (Da Brunetto Chiarelli, Migrazioni. Antropologia e storia di una rivoluzione in atto. Firenze, Vallecchi, 1992, p. 5-6)

Nello sviluppo dell’economia industriale europea si è assistito a migrazioni di popolazioni da uno spazio periferico verso uno spazio centrale dell’economia capitalista, con la prospettiva di un lavoro manuale dipendente. In termini di popolazione le migrazioni non sono altro che la manifestazione di uno sviluppo ineguale. Concretamente in questa prima fase i flussi provenienti dai Paesi dell’Europa meridionale e del bacino del Mediterraneo sono spesso sollecitati da precise politiche di reclutamento dei paesi dell’Europa centrosettentrionale. Se guardiamo alla storia recente il 1973 segna il confine temporale tra due periodi di flussi migratori ben diversi. Dal secondo dopoguerra al 1973 le migrazioni rispondono ad una reale domanda di lavoro da parte dei paesi dell’Europa centrosettentrionale. Se guardiamo alla storia recente il 1973 segna il confine temporale tra due periodi di flussi migratori ben diversi. Dal secondo dopoguerra al 1973 le migrazioni rispondono ad una reale domanda di lavoro da parte dei paesi dell’Europa centrosettentrionale, meta dei lavoratori provenienti dai paesi mediterranei (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Turchia). Nella seconda metà degli anni ’60, tuttavia, mentre calava drasticamente quest’ultimo flusso migratorio, si faceva più consistente quello proveniente dalle ex-colonie degli stati europei. Dopo il 1973 la recessione economica induce all’assunzione di politiche immigratorie più restrittive, che frenano parzialmente l’arrivo di extraeuropei, mentre vengono incoraggiati i rimpatri. Dalla seconda metà degli anni ’70, gradualmente, i paesi della sponda nord del Mediterraneo si trasformano da esportatori ad importatori di manodopera dagli altri continenti. Dalla fine degli anni ’80, in seguito ai processi di democratizzazione che hanno coinvolto i paesi dell’Europa dell’Est, è stata riconosciuta o è in via di riconoscimento la libertà di espatrio. Ciò ha reso possibile un importante flusso migratorio Est-Ovest. Questo rapido excursus non pretende di esaurire la storia delle migrazioni, ma piuttosto di stimolarne l’approfondimento, per meglio comprendere come e perché i movimenti migratori abbiano costituito un forte elemento di sviluppo delle società umane. Non vi è dubbio, infatti, che la mobilità costituisca uno dei metodi più ricorrenti nella storia dell’uomo per permettere il riequilibro delle risorse sul territorio

Fonte CESTIM

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