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Famiglie: queste sconosciute

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Nel 2004 George W. Bush propose un’emendamento alla Costituzione americana per “definire e proteggere il matrimonio quale unione di un uomo e una donna come marito e moglie () l’unione di un uomo e di una donna è la più duratura istituzione umana, onorata e incoraggiata in tutte le culture e da tutte le fedi religiose”.

Insomma, la solita solfa e i soliti fini elettorali: il matrimonio tra persone dello stesso sesso come minaccia per la civiltà.

L’American Anthropological Association ribattè a mezzo stampa: i risultati di oltre un secolo di ricerca antropologica su gruppi domestici, relazioni di parentela e famiglie non forniscono sostegno alla tesi che la civiltà o l’ordine sociale dipendano dal matrimonio come istituzione esclusivamente eterosessuale, anzi portano a concludere che una vasta gamma di tipi di famiglia, comprese quelle basate su unioni omosessuali, possono contribuire a società stabili umane. La famiglia è sempre esistita sotto forme plurali. 

Ecco, a questo punto lasciatemi sospirare: vorrei tanto che anche in Italia la voce dell’antropologia si facesse sentire laddove il discorso pubblico veicola tali e tante castronerie..

Tornando al mito della famiglia mi piace ricordare come la profonda crisi di sopravvivenza degli Ik dell’Uganda abbia dissolto la famiglia come istituzione, mentre la società è rimasta in vita, a smentita del dogma che la famiglia sia unità indispensabile alla società.

Nelle baraccopoli di diverse regioni del mondo le famiglie sono matrifocali, e la figura del padre è assente. Talvolta persino la madre e a tirar su bambini è la nonna. Tra i Wahehe della Tanzania con lo svezzamento il pargolo viene lasciato alla nonna per diversi anni. Queste nonne lasciano il marito per occuparsi dei nipoti (che a loro volta lasciano le madri).

A Tikopia il costume del “figlio aderente” prevede che un figlio venga assegnato dai genitori biologici al fratello di uno dei due, che lo educa e lo alleva.

I Nuer del Sudan recuperano la donna sterile al lignaggio patrilineare, considerandola come un uomo. Così parteciperà alla spartizione del bestiame e sposerà una donna alla quale procurerà un uomo in grado di fecondarla. Un donatore che la renderà padre. Sempre Nuer è la tradizione del matrimonio con il fantasma, che prevede che un uomo defunto sia considerato marito di una donna sposata da un suo parente, che userà il  bestiame del morto per la transazione matrimoniale. I figli della coppia saranno considerati figli del defunto e apparterranno al suo lignaggio.

Molto nota la figura dei due spiriti in Nord America, un terzo genere, una persona nella quale coabitano spirito maschile e femminile. Rispettati e valorizzati come mediatori, considerati veggenti e particolarmente adatti ad educare i bambini, i due spiriti si possono unire con uomini eterosessuali, assumendo il ruolo di moglie.

Lévi Strauss ha raccontato come tra i Chuckchi siberiani, gli Arapesh della Nuova Guinea, i Tapirapé e i Tupi-Kawahib del Brasile, i Mohave californiani siano previsti matrimoni di uomini adulti con bambine. e come questo non implichi una sessualità con le infanti.

La fissa della sessualità tra i coniugi come base dell’unione familiare è tutta nostra.

L’ingegneria genetica e le tecniche di riproduzione assistita hanno ampiamente valicato il confine del dato naturale.

Insomma i processi biologici ci sono, ma la famiglia nucleare monogamica ed eterosessuale non c’è e le funzioni risultano redistribuite. 

E tanto per movimentare le idee ulteriormente annuncio che mi sposo a settembre. Per me sarà la seconda volta, in piena linea con il sistema a poligamie successive della società euroamericana, con l’aggravante che – per raggiunti limiti di età – la discendenza biologica è esclusa. Credete forse che la mia non sarà una famiglia? Tzè!

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