antropologia · cultura · diario

World Anthropology Day

L’associazione Antropologi Americana lancia una giornata dell’antropologia, da celebrare oggi.

In Italia, a parte gli appassionati, dubito che qualcuno ne parlerà, considerata la scarsissima considerazione e conoscenza che si dedica all’antropologia culturale. Oltretutto è davvero fastidioso parlarne di questi tempi: meglio continuare a dire che ogni cosa è una questione culturale e lasciare che politici e opinionisti si riempano la bocca di “questione antropologica”, evitando di affidare tali questioni ad antropologi e antropologhe, che non si sa mai dove vadano a parare, quegli eversivi!

Tanto più in giorni nei quali qualcuno sta addirittura tentando di riconoscere famiglie diverse da quelle nucleari eterosessuali (che per inciso non sono poi così tradizionali, considerato che a inizio secolo il nucleo domestico includeva più figli, i nonni, magari lo zio scapolo o la zia nubile eccetera).

Pensate che per star più sicuri in Italia non solo l’insegnamento dell’antropologia nelle scuole è quasi del tutto assente, ma ci si è ben premurati di escludere dalla docenza chi ha studiato antropologia. Non sia mai che questa gentaglia apra qualche mente a scuola. Scherziamo?

Amare l’antropologia oggi in Italia è qualcosa che ti fa sentire davvero “in direzione ostinata e contraria”.

Eppure siamo nel Paese di Pirandello e del suo relativismo conoscitivo…

 

 

 

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One thought on “World Anthropology Day

  1. Condivido appieno.
    Recentemente però pare si stia muovendo qualcosa: il 6 febbraio è stata fondata l’ANPIA (associazione nazionale professionisti italiani di antropologia) e ho letto dalla pagina Facebook dell’ANUAC che sono riusciti a negoziare affinché anche la classe di laurea magistrale in antropologia possa accedere alla docenza (ovviamente per insegnare storia e filosofia, non la nostra materia ma per ora dobbiamo farcelo bastare). Io sono entrata a far parte della campagna “mi riconosci?” che vorrebbe occuparsi di conferire visibilità e dignità a tutti i professionisti dei beni culturali.
    Qualcosa si muove ma è una strada tutta in salita, non solo per quanto riguarda la percezione dei “profani” ma anche all’interno della stessa disciplina. Durante i miei studi non ho mai sentito un prof discutere dei problemi della visibilità dell’Antropologia in Italia: è una cosa di cui proprio non riesco a capacitarmi ed è una cosa molto grave se poi dopo la laurea ci troviamo in un mondo lavorativo che non ci conosce e in cui non non abbiamo gli strumenti per fare almeno una sorta di auto-promozione…

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