cultura · diario · tra il dire e il fare · violenza

Voglio la censura!

Ci dicono che un paio di quei soliti “ragazzi di buona famiglia” , gonfi di cocaina, hanno ucciso per noia, poi si son fatti un pisolino. Uno poi ha vagheggiato di volersi suicidare, ma non lo ha fatto. L’altro ha raccontato tutto al papi, che prontamente ha avuto spazio sulla televisione di Stato per difendere il rampollo (confido almeno non pagato dai contribuenti), minacciando querele a chi lo attacchi. A prescindere dalla stranezza e scarsa credibilità della versione dei fatti (ormai ci beviamo di tutto), quel che mi preme sottolineare è l’efficacia culturale di questo genere di televisione. Programmi morbosi,  film, telefim ci hanno abituati a visioni continue di crimini violenti (contemporaneamente i telegiornali ci dimostrano che non tutti gli umani hanno lo stesso diritto di vivere). I reality dal canto loro svolgono egregiamente la funzione di peggioramento dell’umanità: l’importante è non essere autentici, non pensare, rappresentarsi invece di essere, fare qualsiasi cosa per la notorietà.

Il ricordo va a Capodanno, quando tra gli sms  di auguri che giravano nella parte inferiore dello schermo, è comparsa anche una bestemmia e la mezzanotte è stata festeggiata con un minuto di anticipo. Allora Rai ha sospeso il responsabile che non si era accorto del messaggio offensivo e lo aveva mandato in onda. Eppure mi pare ben più grave quel che siamo abituati a vedere: una programmazione criminale, ecco come la considero. Una questione sempre più di vita o di morte, ci dicono i fatti.

Il gusto per la violenza e il macabro impazza da anni in televisione, forse persino più di quello per lo svilimento delle donne. Tutti concordiamo nel constatare come questo media abbia un ruolo preponderante nella formazione dell’immaginario collettivo, tanto da essere nota ai più la definizione di “mamma tv”. Considerato che in Italia la colpa è sempre della mamma, posso ritenere che questo nomigliolo valga quale riconoscimento pubblico della sua responsabilità  nel formare modelli.

Sappiamo anche che tra giochini elettronici, telefonini, app e social network le persone stanno perdendo il senso del confine tra realtà e rappresentazione. Sento il polso di questa deriva negli adulti, figuriamoci nei più giovani. Tutto questo non certo per deresponsabilizzare quei mentecatti che confondono l’ammazzare il tempo con l’ammazzare gli umani, ma per affrontare una questione di responsabilità culturali (in senso antropologico!!!) troppo a lungo taciuta.

 

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3 thoughts on “Voglio la censura!

  1. io non voglio la censura e non solo perchè guardo film e telefilm che l’autrice giudicherebbe probabilmente malsani e violenti, li guardo, mi piacciono e non uccido nessuno, sì anche per questo non voglio la censura ma non la voglio anche perchè cancellare la rappresentazione artistica (nel caso di cinema e serie tv) del male e della violenza efferata non ha mai risolto nulla.

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  2. Credo che nemmeno Cuor di strega la voglia, perlomeno non quella che dà il potere a qualcuno di decidere cosa va e cosa non va in TV. La chiusa dell’articolo è significativa “Tutto questo… per affrontare una questione di responsabilità culturali (in senso antropologico!!!) troppo a lungo taciuta.”
    Qui sta il punto. Io la censura personale la faccio, e da tempo: non guardo quasi mai i telegiornali, evito i programmi violenti ecc. Il problema non è nemmeno la tecnologia che “alienerebbe” l’umanità. E la dimostrazione sta anche in questo e nei tanti blog che esistono che ci permette di confrontarci mentre mai l’avremmo potuto fare trent’anni fa (e difatti non lo facevo…).
    Il problema è culturale, certo. E’ un problema di valori. La TV, Internet, i giochi elettronici di per sé non hanno nessuna colpa. Dante, Manzoni e Buzzati scriverebbero bene anche oggi, forse di più.

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  3. la censura personale la facciamo tutti: se voglio guardarmi un film violento me lo guardo, chi non vuole non lo guarda. Stop

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