diario · Famiglie · genitorialità

Fiori dal carcere (altri padri)

“Guardi prof: mio figlio“.  Mi mostra la foto di un ragazzino dolcissimo.

Immagino con quanta cura quel bambino si sia pettinato e abbia messo su lo sguardo più tenero per suo papà . Non si vedono da sei anni.

“Mia moglie sì, ma lui non voglio che entri. Sembra bello vedere tuo padre, ma  mi ricordo come è stato per me, quando andavo io a trovare il mio in carcere. Ero contento di vederlo, poi arrivava la guardia a dire che te ne dovevi andare. Inizi a pensare che l’agente è un nemico. Quella rabbia cresce con te. Ti ficchi nei guai presto. Io sta catena la voglio spezzare. Ci sentiamo, ci scriviamo, ma vederci no. Io glielo dico: mi vedrà quando esco. Spero che capisca. Che dice prof: capirà?”

PS Ho scritto questo appunto tempo fa, durante una supplenza in carcere. Oggi ritengo che la distanza temporale sia tale da non violare regole di quel mondo a parte,  dove tutti gli studenti sono filosofi

 

 

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