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Etnografie della scuola: il mito dei prof

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Quest’anno ho lavorato a scuola con continuità, il che mi ha posto la questione della percezione e autopercezione della figura del docente.

L’insegnamento è considerato una missione (come essere donna in effetti). Lo sento ripetere come un mantra. Non sento dire lo stesso per i medici, ad esempio. La scelta dei termini dice molto. Curioso quanto tutti si affannino a giudicare cosa dovrebbe o non dovrebbe fare un insegnante. Non mi risultano altri lavori che attirino questo genere di attenzione. Mi direte: è l’investimento emotivo sui figli. E un allenatore sportivo, una maestra di danza, un pediatra? Più ci penso, più la-il prof mi pare soffrire dello stesso trattamento popolare riservato alle madri. Grandi responsabilità, retorica e soprattutto una inadeguatezza quasi certa.

La “Buona scuola” ha esasperato una situazione, grazie a colpi di genio come il bonus da 500 euro per insegnanti di ruolo considerati più meritevoli, il che naturalmente implica criteri di merito non stabiliti e ha creato un delirio che a breve ci porterà a derive da Grande fratello, con mutilazione grave dell’autonomia dell’insegnamento. Il sistema Invalsi segue questa linea, annullando qualsiasi possibilità critica o di ragionamento e costringendo alunni e prof a reagire come computer sulla base delle informazioni date. Il mio sogno perverso sarebbe quello di raccogliere tutti i quesiti su brani letterari e inviarli ai loro autori affinché zittiscano chi ritiene di poter decidere il senso emozionale di un termine (con i miei occhi ho visto almeno un paio di domande per test di questo genere).

Un bravo docente sa che ogni studente ha i suoi tempi. La scuola ha tempi rigidi e scanditi e permette una flessibilità ridicola su programmi predefiniti, con obiettivi stabiliti.        L’ idea di tempi diversi per uno stesso percorso mi ricorda tanto gli evoluzionisti e la loro idea di essere in cima alla gerarchia dello sviluppo evolutivo. Panzane: come se esistesse un solo modello di sviluppo!

I professori non sono missionari, ma nemici pubblici. Invidiati da chi ritiene abbiano un orario di lavoro privilegiato e non ne coglie l’aspetto usurante, criticati dai genitori (in un gioco di specchi in cui il-la prof giudica la famiglia e la famiglia giudica il-la prof), giudicanti e giudicati, vessati da continui test, corsi, esborsi.. Socialmente sono un gruppo a parte, particolarmente privo di coesione interna.

Ovviamente continuo a pensare che si debba insegnare a pensare, come diceva la mia adorata Margaret Mead, ma questo non sembra granché gradito al potere, piccolo o grande che sia.

 

 

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