antropologia · citazioni · cultura

La posizione relativa. Una citazione

.. Infatti, la ricerca sul terreno, da cui ha inizio ogni carriera etnologica, è madre e nutrice del dubbio, atteggiamento filosofico per eccellenza. Questo «dubbio antropologico» non consiste solo nel sapere che non si sa nulla, ma nell’esporre risolutamente quel che si credeva di sapere e persino la propria ignoranza, agli insulti e alle smentite inflitte, a idee ed abitudini carissime, da idee e abitudini che possono contraddirle al più alto grado. Al contrario di quanto suggerisce l’apparenza, noi pensiamo che l’etnologia si distingua dalla sociologia per il suo metodo più strettamente filosofico. Il sociologo oggettivizza, per paura di essere tratto in inganno. L’etnologo non prova questa paura, poiché la remota società da lui studiata non lo coinvolge, e poiché non si condanna in anticipo a estirparne tutte le sfumature e tutti i particolari, e persino i valori, insomma, tutto ciò in cui l’osservatore della propria società rischia di essere implicato. Scegliendo un soggetto e un oggetto radicalmente distanti l’uno dall’altro, l’antropologia corre, però, il rischio che la conoscenza dell’oggetto non colga le sue proprietà intrinseche, ma si limiti a esprimere la posizione relativa, e sempre mutevole, del soggetto rispetto ad esso. È possibilissimo, infatti, che la pretesa conoscenza etnologica sia condannata a restare bizzarra e inadeguata quanto quella che un visitatore esotico avrebbe della nostra società. L’indiano kwakiutl, che Boas invitava talvolta a New York, perché gli servisse da informatore, era indifferente allo spettacolo dei grattacieli e delle strade solcate da automobili. Egli riservava tutta la sua curiosità intellettuale ai nani, ai giganti, e alle donne barbute che venivano allora esibite in Time Square, ai distributori automatici di piatti cucinati, alle sfere di ottone che ornavano l’inizio delle ringhiere delle scale. Per ragioni che non posso evocare qui, tutto ciò metteva in causa la sua particolare cultura, ed essa sola egli cercava di riconoscere in taluni aspetti della nostra. A modo loro, gli etnologi non cedono forse alla stessa tentazione, quando si permettono, come fanno tanto spesso, di interpretare di bel nuovo i costumi e le istituzioni indigene, nell’intento inconfessato di inquadrarle meglio nelle teorie del momento? Il problema del totemismo, che molti di noi considerano diafano e insostanziale, ha pesato per anni sulla riflessione etnologica, e noi oggi comprendiamo che tale importanza derivava da un certo gusto dell’osceno e del grottesco, che è come una malattia infantile della scienza religiosa: proiezione negativa di un timore incontrollabile del sacro, di cui l’osservatore stesso non è riuscito a liberarsi. Così, la teoria del totemismo si è costituita « per noi », non « in sé », e nulla garantisce che, nelle sue forme attuali, essa non dipenda ancora da una simile illusione.

Claude Levi Strauss, tratto dalla lezione inaugurale al Collège de France, 5 gennaio 1960

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One thought on “La posizione relativa. Una citazione

  1. Io sto facendo ricerca in un ospedale da un anno e mi sono resa conto con mano che guardare con l’occhio dell’etnografo alle prassi e ai linguaggi che hai incorporato da una vita è un lavoro mentale affascinante ma incredibilmente complesso. Sto quasi invidiando chi fa ricerca altrove… 😀

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