diario

L’ abuela virtuale

Immagino che accada sempre così: quando si avvia un’innovazione non si ha la minima idea di dove ci porterà.

Penso all’aspetto decisamente manipolatorio della personalità del profilo facebook, ma anche a quanto la percezione di contatto data dalla virtualità (email, videochiamate, whatsup ecc) influisca nel prendere più leggermente trasferimenti importanti.

Soprattutto rifletto sulle relazioni.

Un tempo se lasciavi la famiglia sapevi di dover tornare, o al limite di poterti concedere una rara e costosissima telefonata, per avere un contatto.

Potevi scrivere, concedendoti una sfera comunicativa diversa, diaristica, riflessiva.

Ben altra cosa dalla vita interpretata dai più sui social con tanta convinzione da rischiare di far diventare quelle che erano persone dei personaggi, con un pubblico che alimenta i loro falsi sé e che non ha rapporti reali con chi posta.

Mi chiedo quanta distanza tutte queste occasioni di apparente comunicazioni stia ponendo tra le persone e quanto efficacemente possa boicottare il contatto con se stessi (mai mi stancherò di sottolineare il potente effetto del tasto like nel portare conformismo, influenzando le proprie esternazioni in virtù del gradimento di massa).

Dal 24 settembre sono nonna, o meglio, abuela, visto che  ho una discendenza messicana. Mia nipote è il bellissimo frutto di due terre divise da un’oceano. Quando mia figlia era piccola ho raccolto molte informazioni sulle tradizioni circa maternità e puerperio. Il corpo e la malattia nella tradizione popolare era la mia ricerca.

Il corpo era un tema importante e in questa fase della vita delle donne la sua cura era un nodo importante tra le donne e le generazioni.

In effetti la suocera mi ha inviato la foto di una sorta di crepes pallida cucinata per la neomamma, secondo tradizione, ma nel nostro caso quel nodo è un fantasma che naufraga online.

Mia figlia mi manda tante foto, video. Mi mostra una nipote che non ho visto nascere e che ancora non ho preso in braccio. La videoregistra con il cellulare, la incita a guardare. So che una neonata non vede bene, ma questi nipoti virtuali quali percezioni acquisiranno?

Il destino delle relazioni parentali sarà sempre più privo di corpo, di tatto, di odori, di fisicità?

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