diario · visioni

Flirtare con lo spaesamento

Spaesamento: sentirsi senza paese, disorientati, fuori luogo.

Mi rendo conto di essermi sentita spesso così. C’è chi con questa situazione flirta. Può farlo a livello personale, inseguendo la propria irrequietezza e cambiando spesso riferimenti, alla ricerca di un luogo esistenziale che forse risiede proprio nello spaesamento stesso.

Al di là dell’esperienza di migrazione, o della ricerca di nuove situazioni, tutte e tutti prima o poi si sentono così, perché, ricercati o meno, i cambiamenti radicali fanno parte della vita, anche se magari non si è mai lasciato il “paese”, è la realtà circostante a non essere più riconoscibile.

C’è chi flirta con lo spaesamento altrui e questo è ben più triste di chi lo fa con il proprio. Sfruttare questo comune sentire per vantaggi personali, gettando sale sulle ferite, fingendo di volerle sanare, è da ciarlatani. Consapevoli o meno, questi furbacchioni nominano il paese invano, come fosse un dio fisso e immutabile.

Un paese così, fisico, ideologico o esistenziale che sia, non esiste.

 

 

Bullismo · corpi · diario · relazioni · visioni

Minus Habens sociali

Si sente spesso parlare di bullismo, che per definizione è atteggiamento riguardante l’età scolare. Come sappiamo, le categorie sono costruzioni, appiattimenti su due dimensioni di realtà multidimensionali e infatti c’è un comportamento adulto, casuale ma reiterato, veramente stupefacente per la sua idiozia, che ritengo abbia una qualche parentela con la bassezza del bullismo.

Mi riferisco ad adulti che apostrofano altri adulti commentando con fare pseudo simpatico una pancia prominente, un corpo gonfio, un aspetto non conforme, senza avere il minimo dubbio verso l’ipotesi che quella deformità abbia ragioni patologiche serie, o più semplicemente che l’aspetto altrui non le riguardi e non le autorizzi a confidenze sgradite.  Molti fissano la persona con insistenza, senza  ritegno. I peggiori si permettono  di commentare facendo battute.

Le elementari regole sociali vengono meno di fronte alla diversità.

Penso a una ragazzina che conoscevo tanti anni fa. Aveva la leucemia, ed era diventata gonfia per le cure. Una signora incontrata sul pullman aveva pensato bene di commentare il suo aspetto con la battuta “tutta salute“. Sua madre mi raccontò che subito riuscì a evitare il pianto, ma poi sgorgò inarrestabile per giorni. Sei mesi dopo sarebbe morta.

Penso ai commenti e agli sguardi pesanti che subisce con classe una persona alla quale voglio molto bene, come se non bastassero le cure, i continui impegni in ospedale, il dolore, la paura. Un giorno una signora lo ha fermato per chiedergli se fosse incinto. Rideva da sola. Persino ieri, in un giorno di grave lutto, ha dovuto sentire lo stronzo di turno dire la sua, sghignazzando.

Eppure queste battute non fanno ridere. Cosa spinge questi minus habens a farle? Perché non se ne parla? 

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La sciamana del trasloco

Il mio nido sui monti ha i giorni contati. Basta con gli ettolitri di benzina consumati su strade ghiacciate per raggiungere scuole remote. Basta con la convivenza a singhiozzo con il mio adorato e folle marito. Mi sono iscritta a Genova, anche io parte della colossale tribù di precari inseriti in graduatoria.

Traslocare è anzitutto un grosso lavoro  personale, un faticoso e doloroso confronto con ricordi e cose che rinviano a persone e situazioni. Un dover prendere e lasciare, buttare, regalare. Un sentire materialmente il peso del proprio bagaglio. In effetti, per cause di forza maggiore prima, per coazione a ripetere poi, mi capita di farlo  troppo spesso. Purtroppo questo non ha sviluppato la capacità di crearmi ambienti domestici leggeri, da semi-nomade, facilmente smontabili e ricomponibili. In compenso credo di aver elaborato – se non una strategia – quanto meno una ritualità.

Inizio dalla cantina e ogni volta mi sorprendo della quantità di cose che faccio trasmigrare da una dimora all’altra solo per una questione affettiva, come i sacconi pieni di pupazzi e la sedia a dondolo da bambina di mia figlia venticinquenne, che abita dall’altra parte del mondo. Saranno utili a ottobre, quando diverrò abuela, mi dico, e anche questa volta i pupazzi migrano con me.

IMG_20170728_125731Poi i libri. Amatissima fonte di evasione, scoperta, fascinazione, esplorazione. Impacchettarli tutti è un lavoro infinito, anche perché le scatole non devono essere grandi, altrimenti sarebbero amovibili. Ottime quelle da vino. Ovviamente, non appena li ho rinchiusi nelle scatole, vado in crisi di astinenza e  mi pare di averne estremo bisogno.

I miei sogni si sono popolati di strani cuccioli e case metafisiche. Stavolta ho superato me stessa, perché il trasloco è diventato multiplo, e senza una meta individuata. Da smontare non c’è solo casa mia, ma anche quella di mio marito, troppo piccola per noi e i nostri libri, le nostre ingombranti vite.IMG_20170728_125726

Questo però fa sì che la seconda casa da smontare  sia ancora da affrontare, così qualche mio libro superstite, che mi ero portata dietro perché lo stavo leggendo, c’è.

Così ne sbuca uno che sembra voglia parlarmi: mi sento una sciamana del trasloco…

 

diario

Cicale e formiche

In questa stagione il concerto delle cicale si può sentire dappertutto. Persino nei posti più tristi portano il suono dell’estate. Così mi ritrovo a pensare che, a dispetto della favola, le cicale portano bellezza, mentre le formiche rovinano i pic nic..

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Antifascisti da spiaggia

Sono giorni che vorrei scrivere un articolo su questo blog. Ne ho iniziati e mollati alcuni. Mi sono chiesta perché e credo di aver capito che – condizioni personali a parte – sono anche decisamente stanca della pigrizia mentale e del degrado che sento spingermi da ogni lato. Oggi però un sassolino me lo levo.

Apologia di fascismo.

Fermo restando che siamo tutti fascisti per cinque secondi quando ci muove la rabbia, e che a distinguere l’umano dal fascista sta proprio il non agire i bassi istinti, il fascismo è reato. Il problema è che – grazie a chi pensa a ingrassarsi le tasche sventolando bandiere di pace – oggi il fascismo raccatta più consensi, viene sdoganato.

Non capisco cosa stiano blaterando in merito al nuovo disegno di legge piacione,  sollecitato dall’estro del momento e dalla quantità di like sui social riguardo alla notizia dello stabilimento balneare arredato con slogan e immagini di Mussolini.

Quel che so è che esiste dal 1952 una legge dedicata al divieto di ricostituzione del partito. La stessa norma prevede:

Art. 4.
                       (Apologia del fascismo)

  Chiunque,  fuori  del  caso  preveduto  dall'art.  1, pubblicamente
esalta  esponenti,  principii,  fatti o metodi del fascismo oppure le
finalita' antidemocratiche proprie del partito fascista e' punito con
la reclusione fino a due anni e con la multa fino a lire 500.000.
  La pena e' aumentata se il fatto e' commesso col mezzo della stampa
o con altro mezzo di diffusione o di propaganda.
  La  condanna  importa  la privazione dei diritti indicati nell'art.
28,  comma  secondo, n. 1, del Codice penale per un periodo di cinque
anni.

Ne deduco che non siano gli strumenti a mancare, ma la volontà di agire.

Meglio il marketing. Meglio le solite tifoserie. Meglio fingere sdegno propagandando l’idea che il fascismo sia legale…

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Che direbbe Durkheim della balena blu? (Etnografie della scuola)

blu

Un programma televisivo ha trasmesso un servizio con ingredienti da grandi ascolti: il manovratore occulto, internet, l’uso dei cellulari, gli adolescenti, un gioco in 50 mosse, con istruzioni quotidiane fino al suicidio finale con tanto di video.

Lo chiamano Blue whale e chiunque abbia a che fare con minori l’ha sentito nominare.

In classe (una prima delle medie superiori) su 28 studenti tutti hanno cercato le regole del gioco dopo la trasmissione, nessuno di loro ha verificato la veridicità delle informazioni (nessuno conosceva l’esistenza di siti che smascherano le bufale), o ha trovato la famigerata piattaforma di gioco, né si è posto questioni  tecniche o pratiche. Il racconto semplicemente li ha convinti subito, così come l’idea che in Italia altri adolescenti stessero giocando alla Blu whale. L’inclinazione degli studenti non è stata critica,  tesa al ragionamento, ma giudicante: alcuni hanno colpevolizzato completamente l’istigatore (“le vittime sono costrette, le minacciano di far del male ai familiari”), altri gli adolescenti (“sono già malati”o”deboli”).

Nel 1897 Émile Durkheim pubblicò il suo celeberrimo saggio Il suicidio, fornendone una precisa definizione: “si chiama suicidio ogni caso di morte che risulti direttamente o indirettamente da un atto positivo o negativo, compiuto dalla vittima stessa consapevole di produrre questo risultato”.

Nel Saggio affrontò la questione ricercando “nella natura delle società stesse le cause della tendenza che ognuno di loro (individui) ha per il suicidio”. Secondo la sua tesi, suffragata dall’analisi dei tassi dei suicidi in epoche diverse, una delle cause fondamentali è la mancanza di integrazione dell’individuo nella società.

L’attenzione giornalistica nel non riferire notizie particolareggiate sui suicidi onde evitare imitazioni è venuta meno. A dire il vero, il sociologo, dati alla mano, non ritenne rilevante l’effetto imitativo. Certo lui non conosceva ancora internet e cellulari, ma ho sospetto che avrebbe fissato la sua attenzione sul livello di esclusione sociale e manipolazione in senso narcisistico dei social ben più che su cetacei di qualsivoglia colore…

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I dieci comandamenti per le mamme

La mamma è una creatura mitologica, colma di saggezza, bellezza e grazia, asessuata, priva di individualità o aspirazioni personali. La sua festa incombe come una sentenza. Ubriacata di fiori, profumi, viene subissata di frasi fatte che rischiano davvero di farla sentire e recepire come inadeguata:“La mamma sa (leggi:deve) fare tutto”. 

In realtà, diventare madre sembra significare diventare colpevole. Non si contano le critiche che sento fare alle madri.  Mi chiedo quanto narcisismo nascondano certi giudizi frettolosi.

Ad esempio, l’ammirazione di un soggetto adolescente, in fase ipercritica verso i genitori, è gratificante e ci sono adulti che volentieri vi cedono, sentendosi così migliori della vituperata mamma, non già per il bene dei figli di lei, ma per la meschinità del proprio ego. Figli che a furia di sentir giudicare le madri si diranno di non essere amati, o di essere capitati male, anche dispetto dei fatti, auto assolvendosi e deresponsabilizzandosi, ma soprattutto lacerando quelle donne che probabilmente hanno fatto tutto ciò che potevano.

Ecco dunque – tra il serio e il faceto – il  mio regalo per la Festa della Mamma:

I dieci comandamenti per la tutela delle Madri

  1. Non avrai altra mamma all’infuori di me. Ogni mamma è diversa e quella perfetta esiste solo nella testa dei cretini
  2. Non incolpare la mamma invano. Probabilmente ha fatto del suo meglio, o come ha potuto. Spesso chi critica è chi sta a guardare. Tutte possono sbagliare (hai notato come son tutti in gamba con le vite degli altri?)
  3. Ricordati che anche le mamme hanno diritto alle feste
  4. Rispetta la madre allo stesso modo del padre. Una mamma che lavora non è cattiva. E viceversa. Gli asili e i doposcuola sono da considerarsi agevolazioni sia per le mamme che per i papà. Nel Paese a natalità più bassa proprio la maternità viene usata come spauracchio per discriminare le donne sul lavoro e nei servizi alla persona
  5. Non commettere femminicidio.
  6. Non commettere adulterazioni del pensiero. Se riconosci l’esistenza delle MILF ( Mother I’d Like to Fuck) devi riconoscere quella dei FILF (Father I’d Like to Fuck) e bada che nell’acronimo MILF a desiderare è un adolescente in piena esplosione ormonale e non la madre. Pertanto l’equazione: bella donna matura uguale libidinosa con tendenze alla pedofilia non è pertinente.
  7. Non rubare i figli altrui. Evita di coltivare il tuo ego sfruttando la crisi genitori figli o di giudicare inadeguate forme di genitorialità diverse dalla tua
  8. Non dire falsa testimonianza. Non aggravare la situazione con falsità. Rifletti prima di riportare maldicenze e poi taci comunque
  9. Non desiderare la mamma d’altri, e non giudicare chi madre non vuol diventare. Così come un uomo può realizzarsi senza diventare padre, lo stesso deve poter fare una donna
  10. Non desiderare il rapporto di altri. Fa quel che puoi con quel che hai. Il male esiste, pertanto può esistere anche in una mamma. Accettalo e difenditi da esso con gli strumenti che hai a disposizione o che riesci a trovare.