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I dieci comandamenti per le mamme

La mamma è una creatura mitologica, colma di saggezza, bellezza e grazia, asessuata, priva di individualità o aspirazioni personali. La sua festa incombe come una sentenza. Ubriacata di fiori, profumi, viene subissata di frasi fatte che rischiano davvero di farla sentire e recepire come inadeguata:“La mamma sa (leggi:deve) fare tutto”. 

In realtà, diventare madre sembra significare diventare colpevole. Non si contano le critiche che sento fare alle madri.  Mi chiedo quanto narcisismo nascondano certi giudizi frettolosi.

Ad esempio, l’ammirazione di un soggetto adolescente, in fase ipercritica verso i genitori, è gratificante e ci sono adulti che volentieri vi cedono, sentendosi così migliori della vituperata mamma, non già per il bene dei figli di lei, ma per la meschinità del proprio ego. Figli che a furia di sentir giudicare le madri si diranno di non essere amati, o di essere capitati male, anche dispetto dei fatti, auto assolvendosi e deresponsabilizzandosi, ma soprattutto lacerando quelle donne che probabilmente hanno fatto tutto ciò che potevano.

Ecco dunque – tra il serio e il faceto – il  mio regalo per la Festa della Mamma:

I dieci comandamenti per la tutela delle Madri

  1. Non avrai altra mamma all’infuori di me. Ogni mamma è diversa e quella perfetta esiste solo nella testa dei cretini
  2. Non incolpare la mamma invano. Probabilmente ha fatto del suo meglio, o come ha potuto. Spesso chi critica è chi sta a guardare. Tutte possono sbagliare (hai notato come son tutti in gamba con le vite degli altri?)
  3. Ricordati che anche le mamme hanno diritto alle feste
  4. Rispetta la madre allo stesso modo del padre. Una mamma che lavora non è cattiva. E viceversa. Gli asili e i doposcuola sono da considerarsi agevolazioni sia per le mamme che per i papà. Nel Paese a natalità più bassa proprio la maternità viene usata come spauracchio per discriminare le donne sul lavoro e nei servizi alla persona
  5. Non commettere femminicidio.
  6. Non commettere adulterazioni del pensiero. Se riconosci l’esistenza delle MILF ( Mother I’d Like to Fuck) devi riconoscere quella dei FILF (Father I’d Like to Fuck) e bada che nell’acronimo MILF a desiderare è un adolescente in piena esplosione ormonale e non la madre. Pertanto l’equazione: bella donna matura uguale libidinosa con tendenze alla pedofilia non è pertinente.
  7. Non rubare i figli altrui. Evita di coltivare il tuo ego sfruttando la crisi genitori figli o di giudicare inadeguate forme di genitorialità diverse dalla tua
  8. Non dire falsa testimonianza. Non aggravare la situazione con falsità. Rifletti prima di riportare maldicenze e poi taci comunque
  9. Non desiderare la mamma d’altri, e non giudicare chi madre non vuol diventare. Così come un uomo può realizzarsi senza diventare padre, lo stesso deve poter fare una donna
  10. Non desiderare il rapporto di altri. Fa quel che puoi con quel che hai. Il male esiste, pertanto può esistere anche in una mamma. Accettalo e difenditi da esso con gli strumenti che hai a disposizione o che riesci a trovare.
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Famiglie, culture, generi

Il tema della famiglia e dei ruoli di genere è improvvisamente balzato alla ribalta seguendo una tecnica sempre più sfruttata, ovvero quello della saturazione: parlare solo di un argomento, attraverso luoghi comuni e senza serietà, in maniera da creare rifiuto e poter accantonare.

Spesso è più facile individuare e riconoscere le pecche altrui, dunque credo possa aiutarci a capire un illustre esempio lontano.

Tutti ricordiamo quel che successe in Australia con una intera generazione di figli meticci strappati alle loro madri aborigene, ritenute inadeguate a educare. Minori sequestrati dalle famiglie (matrifocali) e affidati per lo più a gesuiti, per diventare adulti abusati da benestanti bianchi. Da questa vicenda storica, solo recentemente ammessa, hanno tratto il bellissimo film Generazione rubata

Quello che non tutti sanno o ammettono è che qualcosa di simile può accadere oggi in Italia.

I professionisti, psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, che operano come CTU nei Tribunali ordinari vengono spesso chiamati a valutare le competenze genitoriali delle parti in causa per l’affidamento della prole minore, soprattutto nelle cause di separazione e divorzio.

I criteri per la valutazione psicosociale della capacità genitoriale riguardano parametri individuali e relazionali relativi ai concetti di parenting e di funzione genitoriale, trattati ampiamente nella letteratura italiana e internazionale, che comprendono lo studio delle abilità cognitive, emotive e relazionali del ruolo e delle funzioni genitoriali, e sono culturalmente determinati.

Nozioni come quella di famiglia, discendenza, vita.. non sono uniche, ma culturalmente determinate, dunque perché non coinvolgere l’antropologia? Le risposte dell’antropologia non sono funzionali alle ideologie. Francoise Heritier raccontava come il governo francese fosse rimasto parecchio deluso dal suo parere sulla inseminazione artificiale. Come antropologa la studiosa aveva ricordato che non c’era niente di sconvolgente per l’umanità, dato che non è certo una novità culturale un padre sociale altro rispetto a quello biologico.

Gli antropologi, dicevo, sono illustri assenti nelle valutazioni di questo tipo.  In soldoni questo significa che una madre che non risponde a criteri non esplicitati, che possono essere veri e propri habitus nella mente del giudicante, è una madre inadeguata. I ruoli genitoriali – ad esempio- rischiano di risentire delle discriminazioni di genere che investono la madre di responsabilità ben più rilevanti rispetto a quelle di un padre.

Eppure il modello di famiglia impropriamente definita “naturale” è sempre più lontano dalla realtà e sembra sopravvivere solo nel mondo della pubblicità…

 

 

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Fiori dal carcere (altri padri)

“Guardi prof: mio figlio“.  Mi mostra la foto di un ragazzino dolcissimo.

Immagino con quanta cura quel bambino si sia pettinato e abbia messo su lo sguardo più tenero per suo papà . Non si vedono da sei anni.

“Mia moglie sì, ma lui non voglio che entri. Sembra bello vedere tuo padre, ma  mi ricordo come è stato per me, quando andavo io a trovare il mio in carcere. Ero contento di vederlo, poi arrivava la guardia a dire che te ne dovevi andare. Inizi a pensare che l’agente è un nemico. Quella rabbia cresce con te. Ti ficchi nei guai presto. Io sta catena la voglio spezzare. Ci sentiamo, ci scriviamo, ma vederci no. Io glielo dico: mi vedrà quando esco. Spero che capisca. Che dice prof: capirà?”

PS Ho scritto questo appunto tempo fa, durante una supplenza in carcere. Oggi ritengo che la distanza temporale sia tale da non violare regole di quel mondo a parte,  dove tutti gli studenti sono filosofi

 

 

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I bambini han bisogno di mamma e papà

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Ogni volta che sento dire “I bambini han bisogno di mamma e papà” mi viene una fitta al cuore.

Penso a quanti bambini e bambine vengono trattati diversamente a causa di questa curiosa convinzione e a quanti genitori debbano stringere i denti

Intendiamoci: mamma e papà vanno bene. O meglio: a volte sì, a volte no. Ad esempio, ci sono famiglie mono genitoriali che se la cavano meglio così.

Quanto peso può avere questa frase maledetta in situazioni di violenza in famiglia?

Una generalizzazione di questo tipo è crudele anche in caso di vedovanza o abbandono.

I fanatici della fantomatica “famiglia naturale” si autoproclamano difensori della famiglia, ma attaccano le famiglie diverse dalla loro, famiglie che per una ragione o per l’altra hanno probabilmente spalle più larghe, abituate alla sofferenza invece che all’ipocrisia. Adulti probabilmente più umani.

Ecco: di questo han certamente bisogno tutti i bambini del mondo, e non solo loro…

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LA RETORICA DELLA SANTIFICAZIONE DELLA MATERNITA’

Nulla da aggiungere

paroladistrega

Culla

Caso MARTINA LEVATO. Se ne parla e se ne legge. E’ ormai un caso mediatico, come spesso accade per i fatti di cronaca e relativi percorsi processuali.

In breve, anche se lo sapete tutt*: questa donna è stata condannata in primo grado per aver sfigurato con l’acido il suo ex (con l’aiuto di un altro uomo). Condannata a 14 anni di carcere. Ha partorito da pochi giorni e i giudici del tribunale dei minori di Milano hanno  deciso di separarla dal bambino. Lei è detenuta, in attesa dell’appello. Il bambino sarà per ora affidato ad un tutore legale in attesa del procedimento di adottabilità.

Leggo opinioni contrastanti sul fatto della SEPARAZIONE COATTA MADRE-FIGLIO decisa dal tribunale. E leggo molti scritti, articoli, post di blog, opinioni, commenti di amiche femministe che vanno a spada tratta, in difesa di Martina Levato. Perché? Ovvio: lei è una donna, in più è Madre. E le…

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Signore schiattose

Sindrome da alienazione genitoriale. Ovvero come ti istituzionalizzo il pregiudizio in tribunale.

il ricciocorno schiattoso

In difesa della proposta Hunziker e Bongiorno si regolamentare la Pas, trasformandola da sindrome a reato penale (una metamorfosi che realizzarebbe uno dei sogni del suo inventore, Richard Gardner, che era un grande sostenitore della necessità di spedire in prigione i genitori “alienanti”), scende in campo anche il Dottor Gaetano Giordano sul suo sito Mobbing Genitoriale, con un articolo dal titolo “PAS – SIGNORE SCHIATTOSE ALL’ASSALTO DI UNA PROPOSTA (VOLUTAMENTE?) FRAINTESA“.

“Sono stato frainteso” è ormai la reazione obbligatoria ad ogni moto di sdegno collettivo, una sorta di risposta automatica. Non c’è politico, opinionista o professionista che, di fronte alla disapprovazione, non risponda accusando chi muove delle critiche di non aver compreso appieno il messaggio che voleva inviare.

Esordisce così, il Dottor Gaetano Giordano:

C’è una gran canizza, da parte di molte signore – signore per così dire schiattose, a giudicare dalle reazioni- sul fattoche

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A 23 anni prelevata da casa sua e rinchiusa in casa famiglia: succede in Italia

Una ventitreenne con disabilità vive con la mamma. Dipinge, va a cavallo, legge. Finché il 27 marzo scorso arrivano i carabinieri, che – su ordine del tribunale – la trasferiscono contro la sua volontà in una casa famiglia lontana. Il giudice non ha sentito Francesca, non ha consultato nessuna delle persone coinvolte in questa vicenda, né sono stati visitati i servizi sociali e i centri che lavorano per la riabilitazione della giovane, che vive con la madre da sempre e ha rapporti familiari e sociali nella sua comunità. Però non c’è accordo tra i genitori sul suo percorso riabilitativo…E il mito della madre inadeguata è davvero troppo ghiotto

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Francesca Mastrolonardo Francesca Mastrolonardo da http://www.tusciaweb.eu

Conosco Francesca, conosco Laura, conosco la vita tranquilla che faceva Francesca a Tuscania contornata dall’amore della madre e di tutta la comunità intorno, conosco la storia di una madre che ha accudito la figlia con disabilità da quando questa figlia l’ha messa al mondo. Conosco la vicenda di un padre che esercita violenza psicologica nei confronti della madre usando la figlia come arma di ricatto nei suoi confronti. Conosco l’ignoranza di molti giudici e il business delle case famiglia, in cui vengono portati bambini prelevati dalle loro famiglie e dalle loro madri e portati via, anche per motivi non gravi e indimostrati. Conosco tutto questo e anche di più, ma la storia di una ragazza di 23 anni che viene prelevata da casa sua e costretta a essere rinchiusa in una casa famiglia non la conoscevo, questo è un abuso e per questo faccio un…

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