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Minus Habens sociali

Si sente spesso parlare di bullismo, che per definizione è atteggiamento riguardante l’età scolare. Come sappiamo, le categorie sono costruzioni, appiattimenti su due dimensioni di realtà multidimensionali e infatti c’è un comportamento adulto, casuale ma reiterato, veramente stupefacente per la sua idiozia, che ritengo abbia una qualche parentela con la bassezza del bullismo.

Mi riferisco ad adulti che apostrofano altri adulti commentando con fare pseudo simpatico una pancia prominente, un corpo gonfio, un aspetto non conforme, senza avere il minimo dubbio verso l’ipotesi che quella deformità abbia ragioni patologiche serie, o più semplicemente che l’aspetto altrui non le riguardi e non le autorizzi a confidenze sgradite.  Molti fissano la persona con insistenza, senza  ritegno. I peggiori si permettono  di commentare facendo battute.

Le elementari regole sociali vengono meno di fronte alla diversità.

Penso a una ragazzina che conoscevo tanti anni fa. Aveva la leucemia, ed era diventata gonfia per le cure. Una signora incontrata sul pullman aveva pensato bene di commentare il suo aspetto con la battuta “tutta salute“. Sua madre mi raccontò che subito riuscì a evitare il pianto, ma poi sgorgò inarrestabile per giorni. Sei mesi dopo sarebbe morta.

Penso ai commenti e agli sguardi pesanti che subisce con classe una persona alla quale voglio molto bene, come se non bastassero le cure, i continui impegni in ospedale, il dolore, la paura. Un giorno una signora lo ha fermato per chiedergli se fosse incinto. Rideva da sola. Persino ieri, in un giorno di grave lutto, ha dovuto sentire lo stronzo di turno dire la sua, sghignazzando.

Eppure queste battute non fanno ridere. Cosa spinge questi minus habens a farle? Perché non se ne parla? 

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Diario dal machomondo

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L’altro giorno sono stata a un’assemblea studentesca surreale. Il comportamento di un branco di studenti ad altissima percentuale maschile è stato del tutto irrispettoso, sotto gli occhi degli insegnanti. Cosa è cambiato rispetto a tante altre situazioni in cui le assemblee hanno avuto esiti buoni se non ottimi? A caldo direi che la differenza sia stata la presenza di adulti uomini  (insegnanti) che per primi si mostravano palesemente disinteressati. L’unico intervento è stato quello di un ragazzino “però le ragazze provocano vestendosi in certi modi”, che ha suscitato un boato di consensi. Voglia di violenza pura. Nessun interesse per la risposta, coperta dal persistere dei rumoreggiamenti. Non era una domanda, considerato il totale disinteresse nella risposta. Era una performance di violenza simbolica. Nessuna reazione dei docenti.

Stamattina ero dal giornalaio. Un signore dall’aria socievole si è esibito nel solito triste teatrino “Visto quante ammazzate? Se ci son tutte queste donne uccise vorrà ben dire che lo meritano, no?”. Si sentiva simpatico.

Domani inizio una supplenza in carcere. Gli studenti saranno uomini. In effetti l’intera popolazione carceraria è di 53.498 e di questi le donne son solo 2.309.

Eppure non sento mai dire: quanto ci costa la violenza maschile…

Quanto spreco nella boria di chi non riconosce i propri privilegi, di chi pone domande senza essere interessato alle risposte, solo per interpretare personaggi ottusi e ritriti.

Vivo in un  mondo di uomini che parlano di altri uomini. Nel discorso pubblico la donna che si esprime se la va a cercare. Intanto, nonostante il 99% dei beni mondiali siano in mano a uomini stiamo ancora  a dover sentire il bullo di turno (o la di lui serva) negare l’evidenza.

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Violenza di buona famiglia.

Le culture violente possono essere rovesciate. Nelson Mandela

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“Ci sono maschi e femmine, hanno 15 e 16 anni. Giocano, discutono, ridono. Uno di loro viene preso di mira: battute, vestiti che volano e, quando è nudo, la rasatura dei peli. Spuntano le caramelle, i marshmallow, utilizzati come addobbo indecoroso sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole essere lasciato in pace.” 

Questo il racconto di un episodio di bullismo avvenuto in gita tra studenti di un liceo di Cuneo. Un atto di prepotenza e prevaricazione, nonostante il tono minimizzante: Giocano, discutono, ridono…Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole essere lasciato in pace.

Dunque in gita scolastica a Roma uno studente viene steso nella vasca da bagno, denudato, depilato, bagnato di urina, avvolto in carta igienica, bruciato con un accendino alle gambe. Due ore di vessazioni, umiliazioni, risate sguaiate. Il tutto viene documentato con tre filmati girati con diversi cellulari e condiviso, fino ad arrivare a un professore e ai genitori della vittima.

La preside sospende 14 studenti,assegnando loro il 4 in condotta.

Le buone famiglie prendono la difesa dei loro bravi ragazzi.

Un padre fa ricorso. 

Un gruppo di mamme chiama La Stampa per minimizzare l’accaduto: Macché bullismo. Macché violenze. È stato uno scherzo. (Probabilmente è da quella chiamata che la notizia inizia a rimbalzare e si fa un gran polverone.)

I genitori di bravi ragazzi lanciano velate accuse: perché i ragazzi erano soli? Un professore all’ultimo non li ha accompagnati. (Meccanismi ben noti a chi gravita nel mondo della scuola, infatti molti presidi e professori tirano a evitare grane del genere,. ..Così come ci è nota la conclusione del pedagogista: tutta colpa delle mamme. Intanto gli studenti vedono e prendono appunti per quella che sarà la vita adulta)

Dunque le famiglie scattano in difesa dei loro rampolli contro la decisione disciplinare della preside.

Non è la prima volta che la ridente zona di Cuneo attira l’attenzione nazionale per la sua violenza nelle relazioni. Da queste parti la messa alla domenica è considerata un dovere sociale e le parrocchie sono centro di una fitta rete di relazioni economiche, culturali e politiche. Mentre essere divorziato-a è considerato un handicap, questa zona è campo di iniziazione delle schiave del sesso. Il mercato della prostituzione e della tratta hanno proporzioni tali da indurre il sospetto che si faccia prima e presto a contare chi non sia andato a puttane. I night club con i loro giri non conoscono crisi. Naturalmente non ci facciamo mancare la pedofilia e i femminicidi. Ben ricordo i commenti della gente, che colpevolizzava le ragazze del professore di Saluzzo…

Ricordate la citazione di M.L. King Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, ma il silenzio spaventoso delle persone oneste? Evidentemente non conosceva i cuneesi

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Il buco, le bulle e il mal di testa

Io oggi ho avuto un assaggino di quello che definirei il buco.

Un rovinare dal brillante allo sclerotico, da pupazza impazzita alla Grande fratello.

Mi capita di essere supplente in un istituto superiore cuneese interessantissimo. Sono rimasta assolutamente sedotta da questo mondo di studentesse e studenti dalle situazioni e condizioni personali più disparate e dal lavoro di prof.

Le interazioni sociali all’interno delle classi, lo spaccato di realtà di disagio, difficoltà e bellezza sono fantastiche per  conoscere il territorio e chi lo abita. Insomma: un meraviglioso spaccato antropologico di Cuneo e dintorni.

La classe più interessante sotto questo profilo è una seconda di 26 ragazze e ragazzi, con differenze di età di cinque anni dal più piccolo alla più grande, molto diversificata per provenienza e condizioni personali, turbolenta nei rapporti interpersonali e molto indisciplinata. Sono tutte e tutti intelligenti e reattive-i. Una meraviglia. Ho adorato il laboratorio fatto con loro a scomporre le variabili identitarie della classe e a veicolarne le interazioni. Ero entusiasta.

Poi oggi la doccia gelata.

Ci sono due ragazze. Hanno 19 e 16 anni, brillanti, fiere, due seconde generazioni di provenienza diversa, due splendori. Le ho viste trasformarsi in due scemotte starnazzanti, a litigare come fossero appunto pupazze da Grande fratello. Quanto sono vivi i loro occhi! Mi è presa una tale rabbia nel vederli sprecare bagliori!

Le ho cacciate dalla classe (io!).

Poi le ho richiamate per una  ramanzina rabbiosa e triste, qualcosa del tipo siate donne, non giocate al palcoscenico che hanno apparecchiato per voi. Non fate le imbecilli. Quei lampi di intelligenza che vedo nei vostri occhi non è in fondo a un buco che devono finire.

Di quanto mi sono arrabbiata mi è rimasto un gran mal di testa. E un senso di frustrazione. Mi ero già affezionata, anche se la supplenza è praticamente finita, mi rallegrava pensare di essere stata un’occasione stimolante per loro.

Mi racconto che la passione passa, che i miei bagliori e i loro, incrociandosi, possono accendere una scintilla. Non posso assistere impotente alla lobotomia di una generazione senza raccontarmi questa storia. Nessuno dovrebbe poterlo fare.

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Quello che vedo. Forconi di provincia

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Ieri dalla finestra ho visto poche decine di persone molto aggressive.

Ho intravisto uno striscione giallo con iconografia di stampo fascista, ma non ho fatto in tempo a fotografarlo perché è stato ri arrotolato.

La corporeità rimanda a saluti romani e andazzo da branco.

Stamattina il megafono era in mano a un vecchio del movimento sociale  che sbraitava da un mezzo tipo camioncino aperto.

Sparano botti, fanno cori che hanno lo stesso suono da ultrà.

Oggi erano in quattro a fermare macchine e persone che attraversano la strada. Mi volevano dare un volantino. Mi sono chiesta cosa non mi abbia convinto da subito di questi cosiddetti forconi e mi sono risposta che è la mia ancestrale avversione per ogni forma di bullismo. Non mi piace questa specie di mini scimmiottamento alla alba dorata (del resto proprio casa pound – una tra le entusiaste realtà dei forconi – aveva recentemente invitato a Roma rappresentanti di alba dorata)

Hanno bandiere italiane alle quali si aggrappano con la foga tipica dei nazionalisti.

Sono quasi tutti uomini e ragazzi. Si comportano da prepotenti.

Eccoli qui. In mezzo ci sarà anche chi ha creduto fosse una protesta senza colore, ma se così è non rimarrà di fronte a comportamenti squadristi. Riconoscerà la violenza del pensiero e la voglia di far danni. Quel genere di rabbia che vuole solo sfogarsi e non importa contro chi o perché. Tra loro vedrei bene Rino, il padre disoccupato del film Come Dio comanda, di Salvatores.

Questo è quello che vedo. Leggo altri commenti di diversa natura e non capisco se sia per ingenuità o per malizia perché non conosco i commentatori. Stasera la benedizione di Grillo e Berlusconi non fa che aumentare la mia sensazione. Questa è protesta per ultrà e maschi alfa.Mi pare abbiano santi in paradiso, considerato che fanno cose senza conseguenze (fermare le auto, sdraiarsi in mezzo alla strada) e si parla molto di loro sui media.

Di consolante c’è che sono veramente pochi, almeno qui.

Aggiorno questo post perché mi sono arrivate segnalazioni di almeno tre donne. Una donna in auto è stata circondata e il suo mezzo preso a calci. Un altro paio di sono sentite aggredite verbalmente. Io ieri ne avevo quattro a gridarmi dietro.

Leggo che altrove, a Savona, si è inneggiato al rogo di libri e mi tornano in mente altri roghi e altri forconi..

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Bulli e bulle

Del bullismo come fenomeno quello che mi colpisce è che ci siano bulli  e bulle.

Questo nonostante il fatto che se provi a digitare bulle in google immagini visualizzi bolle e tori invece che fenomeni di bullismo, mentre digitando bulli arrivi subito a qualche immagine pertinente.

Dunque sappiamo che quando c’è un bullo o una bulla questi hanno la loro piccola gang, ma sappiamo anche che il 90% dei bambini-e e ragazzi-e che assistono non reagiscono.

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Mi colpisce questo disimpegno, che naturalmente ha bisogno di costruirsi attraverso strategie quali:

Giustificazione morale: il proprio onore da difendere

Linguaggio eufemistico:  pacche o spinte sono solo giochi, prese in giro sono scherzi

Confronto con azioni peggiori: un’azione viene confrontata con altre più crudeli

Dislocamento della responsabilità: si attribuisce ad altri la responsabilità

Diffusione della responsabilità al gruppo: la prepotenza è stata fatta anche dagli altri

Distorsione delle conseguenze: la sofferenza della vittima viene minimizzata

De-umanizzazione della vittima la vittima viene percepita come senza sentimenti e dignità

Attribuzione della colpa alla vittima: la vittima è considerata meritevole delle violenze.

La coincidenza con il discorso sul femminicidio è impressionante.

Eppure qui, in età non adulta, vediamo agire questo genere di aggressività da femmine e maschi in situazioni tra pari.

La violenza delle donne è però fantasmagoricamente minimale rispetto a quella degli uomini. Non abbiamo uomini uccisi dalle compagne ogni 2 giorni, per intenderci.

Dunque mi chiedo se le misogine di domani siano le bulle di ieri.

Una conoscente ha la figlia con disturbo specifico dell’apprendimento. Mi spiega che la figlia è bersaglio di un gruppo di compagne di classe pluribocciate che – anche istigate dall’atteggiamento scettico di qualche raro adulto nel riconoscere il disturbo – la considerano una sorta di raccomandata. Questa amica mi ha chiesto di fare un laboratorio in 3 scuole superiori.  Sono convinta che scoprirò delle belle..

Alcuni link ad articoli di giornale

Bulle

Bulle

Altre bulle

Ancora bulle

Sempre bulle

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Aggressività. I bambini ci guardano

Teorico dell’apprendimento sociale, Bandura ha posto un accento particolare sull’apprendimento per imitazione. Questo video illustra l’esperimento della bambola Bobo: 72 bambini e bambine dell’asilo della Stanford University, di età compresa tra i 3 e i 6 anni, a cui si aggiunsero 24 bambini del gruppo di controllo.
Metà dei bambini assistettero alla visione di un adulto che si comportava aggressivamente nei confronti del pupazzo gonfiabile, l’altra metà vide agìti non aggressivi nei confronti dello stesso pupazzo.
Lasciati da soli, i bambini che li avevano osservati esibirono comportamenti aggressivi fortemente imitativi.

Ecco: ora accendete la tv. Contate gli stupri e le uccisioni.
A quando una tv contro la violenza?