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Un 25 novembre poco trendy

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Quest’anno  il 25 novembre è poco popolare.

A scuola ho chiesto in due seconde dell’istituto superiore: nessuno sa che giorno sia.

Dal 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha reso istituzionale questa giornata, invitando governi, organizzazioni e media a sensibilizzare la società sulla violenza contro le donne (ricordando il crudele assassinio delle tre sorelle Mirabal, durante il regime domenicano di Rafael Leonidas Trujillo nel 1960).

Dalla notte del 13 novembre, però, i media sono concentrati sul terrorismo e sappiamo quanto questo manipoli le nostre emozioni e la nostra percezione.

Anche questo porre la questione terrorismo Isis come una guerra tra civiltà, o tra civili e tagliagole, trasforma il corpo delle donne in campo di battaglia, se è vero che in Inghilterra si moltiplicano le aggressioni di maschi bianchi verso donne mussulmane che indossano il velo.

Una scusa come tante, dato che chi maneggia statistiche sulla violenza di genere sa bene come le vittime vengano generalmente uccise da quegli stessi italiani che oggi si preoccuperanno di quanto i mussulmani non tengano in considerazione le donne.

Peccato che proprio il calo di interesse verso il 25 novembre li smentisca.

Peccato che intanto basti accendere la televisione per rendersi conto che l’opinione di una donna è evento straordinario.

Peccato che intanto la maggioranza continui a ritenere sensato chiamare Ministro una Ministra e Capo una Capa.

Peccato che a scuola come al lavoro è tutta colpa della mamma, che si tratti di educazione dei figli o di reale o potenziale status di madre.

Peccato che per le ragazze il modello premiato è da miss, mentre per i ragazzi da sportivo professionista, e che lo sport professionista sia solo maschile.

Peccato però che se ti conci da miss e vieni stuprata molti diranno che te la sei cercata, e se sei brutta o vecchia non mancherà chi scherzerà dicendo che ti han fatto un favore

Peccato che intanto la pratica criminale della prevaricazione sino alla forma estrema della soppressione della compagna o desiderata tale abbia dimensioni pari a quella delle vittime di mafia.

Il comico Crozza ha recentemente chiesto agli spettatori quanto debba essere vicino un attentato per colpirci. Si riferiva – a ragione – alla diversa percezione del lutto rispetto a vittime europee o russe o siriane.

Rilancio. Non solo la vicinanza geografica e culturale gioca un ruolo, perché l’ottica di genere ci dimostra che se sei donna questa solidarietà di massa non scatta. Altrimenti come spieghiamo la mancanza di cordoglio generale  verso le donne cadute per mano di un compagno reale, ex o presunto tale? Non sono anche loro vicine a noi? Non vivono una vita simile alla nostra? Eppure, al di là degli attivismi o delle affermazioni narcisistiche queste violenze non sollevano lo stesso sdegno popolare.

Ben ne è cosciente la politica, sempre pronta a sbandierare slogan per lo più inadeguati e molto meno pronta a passare a fasi operative.

Sarei grata di aver notizie confortanti sul finanziamento ai centri anti violenza. Altrettanto della fantomatica partenza del  piano antiviolenza.

Quanto alla formazione e prevenzione mi son già fatta un’idea: gli inventori della teoria del gender possono esistere solo grazie a una poderosa inadempienza istituzionale anche in questo settore.

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Violenza di buona famiglia.

Le culture violente possono essere rovesciate. Nelson Mandela

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“Ci sono maschi e femmine, hanno 15 e 16 anni. Giocano, discutono, ridono. Uno di loro viene preso di mira: battute, vestiti che volano e, quando è nudo, la rasatura dei peli. Spuntano le caramelle, i marshmallow, utilizzati come addobbo indecoroso sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole essere lasciato in pace.” 

Questo il racconto di un episodio di bullismo avvenuto in gita tra studenti di un liceo di Cuneo. Un atto di prepotenza e prevaricazione, nonostante il tono minimizzante: Giocano, discutono, ridono…Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole essere lasciato in pace.

Dunque in gita scolastica a Roma uno studente viene steso nella vasca da bagno, denudato, depilato, bagnato di urina, avvolto in carta igienica, bruciato con un accendino alle gambe. Due ore di vessazioni, umiliazioni, risate sguaiate. Il tutto viene documentato con tre filmati girati con diversi cellulari e condiviso, fino ad arrivare a un professore e ai genitori della vittima.

La preside sospende 14 studenti,assegnando loro il 4 in condotta.

Le buone famiglie prendono la difesa dei loro bravi ragazzi.

Un padre fa ricorso. 

Un gruppo di mamme chiama La Stampa per minimizzare l’accaduto: Macché bullismo. Macché violenze. È stato uno scherzo. (Probabilmente è da quella chiamata che la notizia inizia a rimbalzare e si fa un gran polverone.)

I genitori di bravi ragazzi lanciano velate accuse: perché i ragazzi erano soli? Un professore all’ultimo non li ha accompagnati. (Meccanismi ben noti a chi gravita nel mondo della scuola, infatti molti presidi e professori tirano a evitare grane del genere,. ..Così come ci è nota la conclusione del pedagogista: tutta colpa delle mamme. Intanto gli studenti vedono e prendono appunti per quella che sarà la vita adulta)

Dunque le famiglie scattano in difesa dei loro rampolli contro la decisione disciplinare della preside.

Non è la prima volta che la ridente zona di Cuneo attira l’attenzione nazionale per la sua violenza nelle relazioni. Da queste parti la messa alla domenica è considerata un dovere sociale e le parrocchie sono centro di una fitta rete di relazioni economiche, culturali e politiche. Mentre essere divorziato-a è considerato un handicap, questa zona è campo di iniziazione delle schiave del sesso. Il mercato della prostituzione e della tratta hanno proporzioni tali da indurre il sospetto che si faccia prima e presto a contare chi non sia andato a puttane. I night club con i loro giri non conoscono crisi. Naturalmente non ci facciamo mancare la pedofilia e i femminicidi. Ben ricordo i commenti della gente, che colpevolizzava le ragazze del professore di Saluzzo…

Ricordate la citazione di M.L. King Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, ma il silenzio spaventoso delle persone oneste? Evidentemente non conosceva i cuneesi

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Terrorismi quotidiani

Questa settimana 2 ragazze italiane, partite per la Siria con un progetto di cooperazione, sono rientrate dopo sei mesi di sequestro da parte di terroristi. Sono notizie che fan bene al cuore, almeno credevo. Intorno a Natale le avevamo viste vestite con il velo nero a nascondere i capelli e lo sguardo basso, in un video girato dai sequestratori. Le recenti decapitazioni di occidentali rapiti facevano temere il peggio.

Ho sentito  i primi commenti nella trasmissione Otto e mezzo, durante la quale gli ospiti  hanno fatto subito riferimento a loro ingenuità e incompetenza. Il Ministro, con fare bonario e paternalistico, preannunciava un loro “non lo faccio più”. Ho anche visto chiedere a caldo a una delle due di scusarsi e dire che non sarebbe più andata in Siria. Poi ho visto Salvini,  con la faccia da sempliciotto e il cervello pure, indignarsi per un eventuale riscatto pagato dall’Italia, e liquidarle con un “se vogliono far volontariato lo facciano in Italia”.

Scoprirò che Greta e Vanessa parlano benissimo l’arabo e hanno fatto a lungo e con costanza volontariato  in Italia. Sono state accolte con volgarità a vario titolo legate alla supposta – da loro negata – violenza sessuale subita.

Su facebook gira la loro foto con un cartello osceno.

Gasparri ipotizza “sesso consenziente con i terroristi”, in televisione una iena delira dal suo tacco 12, accusando le ragazze di essere andate in Siria “per ottenere visibilità”.

Tutto questo non mi pare meno umiliante del video con i capelli sotto il velo nero.

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LO STUPRO COMPLETO E LA PENA RIDOTTA

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Sembrerebbe uno scherzo, un orribile scherzo. Ma non lo è.  E l’orribile realtà che ci spadella la sentenza della Corte di Cassazione su un caso di stupro “completo” in famiglia: marito che violenta la moglie, più volte nel tempo, a Venezia.

http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2014/25-settembre-2014/cassazione-stupro-completo-possibile-ottenere-pena-ridotta–230205249607.shtml

La sentenza della Corte di Appello di Venezia aveva confermato la sentenza del gip di Vicenza, accogliendo la tesi dei legali della donna: di fronte ad uno “stupro completo”  – non essendo un “fatto di minore gravità “ – non esistono attenuanti e quindi non c’è nessuno sconto di pena.

La sentenza della Corte di Cassazione rigetta ora la sentenza della Corte d’Appello, sostenendo che lo “stupro completo” ha diritto invece ad una pena ridotta.

Intanto mi viene da riflettere su quella definizione, quella di “STUPRO COMPLETO”. Ma che cavolo è lo “stupro completo”? Forse, c’è anche lo stupro a metà? Forse, c’è anche lo stupro…

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Cronache dal machomondo. Dello sdoganamento della pedofilia in Granda

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Questo signore si chiama Guglielmo Bissoni, 47 anni, impiegato in Provincia, a Cuneo, residente a Confreria.

Apprendo che ieri ha patteggiato 18 mesi per per violenza sessuale su una tredicenne adescata su facebook. Mi chiedo se continuerà a lavorare presso l’Ente pubblico.

Una vicenda  inquietante, specialmente alla luce del recente analogo patteggiamento del professore di Saluzzo e dell‘arresto del presidente dell’associazione Marcovaldo.

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Stupro

Franca Rame immaginava donne vestite di rosso al suo funerale.
Oggi 25 novembre 2013 penso a lei. Ciao Franca, tu lo sapevi: le idee non muoiono mai.
Oggi donne e uomini in rosso manifesteranno contro la cultura della violenza.