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Razza. Una citazione

Franz Boas mentre mima la danza Hamat'sa degli Kwakiut (Columbia Britannica)
Franz Boas mentre mima la danza Hamat’sa degli Kwakiut (Columbia Britannica)

Né s’è mai potuto accertare uno stretto rapporto tra razza e personalità. Il concetto di tipo razziale, quale si ritrova comunemente anche nella letteratura scientifica, è fuorviante e richiede una nuova definizione sia logica che biologica. Mentre un gran numero di biologi, psicologi e antropologi americani sembrerebbero concordare con ciò, il pregiudizio popolare, basato su un’antica diffusa tradizione scientifica, è ancora vivo e il preconcetto razziale rappresenta ancora un importante fattore nella nostra vita.

Franz Boas

diario

Fatture cristiane

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Mi ha sempre incuriosito la discriminazione operata  tra superstizione e religione. Uno dei cavalli di battaglia degli evoluzionisti.

Conosciamo bene la percezione popolare dei santi guaritori e a dirla tutta mi spingo oltre: sospetto che anche la scienza possa essere questione di fede. Dalle mie parti un signore ritenuto da decenni guaritore ha una super clinica ben attrezzata per la biomedicina, quella ufficiale, per intenderci.

Ad ogni modo oggi, bighellonando sul web capito sul sito dell’associazione Nostra Signora di Lourdes.

Gli appassionati di antropologia non possono non trovarlo ghiotto. L’articolo che ha attirato la mia attenzione descrive vari tipi di fatture e malocchio.

Pagane le fatture, cristiani i rimedi.

Buona lettura

 

antropologia · corpi · diario · identità

Di menopausa e libertà

 

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Il 9 ottobre compirò 46 anni, ma la menopausa mi ha colta “precocemente”, iniziando a corteggiarmi sin dai 39. Lontane letture sulle donne del Sannio campano mi avevano ben disposta, raccontandomi come proprio la menopausa le liberasse parzialmente dalla subalternità , inoltre proprio allora ero stata invitata a parlare di menopausa  dal centro antiviolenza Maipiùsole, che aveva organizzato alcuni incontri itineranti sul tema in provincia (l’antropologia è utile anche nella vita personale).

In effetti in molte culture la menopausa libera le donne. Succede tra i Piegan indiani, tra gli irochesi americani, tra i bretoni europei, tra i Bena Bena della Papua Nuova Guinea, i Bobo del Burkina Faso…: la fine dell’età fertile consente di avere voce in capitolo, possedere beni, acquisire poteri, bere ecc. In alcune zone rurali del Marocco menopausa e migrazione maschile consentono alle donne di curare la  terra, ruolo tradizionalmente maschile.

Lo stato delle donne – racconta Françoise Héritier – cambia radicalmente alla menopausa praticamente in tutte le società. È meno visibile nelle nostre in cui, grazie all’uso di ormoni e alla cura dell’aspetto, le donne riescono a mascherare per un po’ questo periodo cardine. Ma con la menopausa lo stato femminile cambia comunque in maniera cruciale. Le preoccupazioni delle donne dipendono allora dalla sensazione di perdita dell’essenza della loro identità e delle caratteristiche femminili. Infatti, se l’immagine della donna è doppiamente valorizzata in quanto oggetto di fecondità e oggetto sessuale, la menopausa viene vissuta come una perdita irreparabile su ambedue i piani..Ma se è sposata, ricca, dotata di una certa abilità in certi campi, se ha avuto un buon padre, dei figli, acquisisce uno status particolare che le permette di compiere azioni riservate agli uomini

La donna in menopausa però può divenire vittima di un rifiuto sociale e conseguente abbandono. Se è vecchia, povera, non ha più marito e figli per proteggerla diventa la strega, fonte di ogni male, la donna della maschera gelida descritta da Balzac.

Tra le donne Beti del Camerun la fine delle mestruazioni coincide con quella delle relazioni coniugali, a vantaggio delle mogli più giovani (il che mi ricorda qualcosa..) Le donne non possono più toccare o avvicinare  un uomo, ma proprio questo le valorizza, conferendo loro potere personale.

Come ricorda Michela Fusaschi Anche nel nostro universo culturale, le donne ad un certo punto della loro vita si potevano comportare come gli uomini, si diceva infatti che diventavano “maschie”,e addirittura, nell’Italia meridionale, una volta vedove o in menopausa potevano acquistare una casa.

Ritengo che nostre parti la menopausa sia un fenomeno culturalmente censurato, trattato come una malattia. Il simbolo slitta dal piano della fertilità a quello dell’appetibilità sessuale verso una donna giovane e stereotipata (nella solita ottica softporno che induce a far del sesso un prodotto, causando forti problemi di relazione). Le donne qui non possono invecchiare. Rimpinzate di ormoni, siringate con il botulino, socialmente indotte a partorire tardivamente. Il tempo è diventato roba da povere (di questo mi sono convinta vedendo volti deformati dall’ansia di gioventù. Non ho mai sentito dire che uno di questi volti è bello. Sospetto non  sia la bellezza lo scopo, ma la comunicazione dello status di abbiente, quindi al di sopra del tempo).

Per approfondire i riferimenti etnografici sulla menopausa consiglio l’articolo di Michela Fusaschi, pubblicato nella rivista online la rivista Storia delle donne (fantastica)

 

 

 

diario · relazioni

Superluoghi

“L’ospedale di Padova è una città di 15.000 abitanti”, recitano i cartelli.

“Padovani gran dottori” è un motto popolare che affonda le sue radici nel prestigio della più antica università occidentale e nella prassi di una tradizione di eccellenza che attira utenti da luoghi anche molto lontani.

L’esperienza della malattia propria o di un congiunto, la vicinanza alla morte, la condivisione di un umorismo macabro, tipico dello scongiuro, di una corporeità senza filtri, percorsi comuni di sofferenza hanno un risvolto tanto raro quanto potente: quello dell’autenticità, del contatto con sé stessi al di là della forma.

Accade – ad esempio – che al rientro da Padova si lasci un pezzo di cuore a Napoli, senza mai averci messo piede. Così mi ritrovo a pensare alla nota definizione di non luoghi e mi dico che invece ho appena incrociato un super-luogo.

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Trasversalità – note a margine

Antropologia e sviluppo

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Trasversalità‹tra·ṣver·sa·li·tà›s.f.

  1. Direzione reciprocamente assunta da elementi che si incrociano.

  2. Valenza interdisciplinare.                                                     (Wordreference.com)

Trasversalità è una parola della quale sto cercando di definire i contorni, perché ho notato che ci inciampo spesso. Pone parecchi problemi nel movimento Se Non Ora Quando?, che nella trasversalità ha il suo nodo costitutivo, ambendo a riunire persone con idee e valori diversissimi, ma convinte di doversi battere per le pari opportunità tra maschile e femminile.

Vedo ricorrere il termine anche quando di tratta di curricula, competenze, didattica. In effetti potrebbe non essere casuale, dato che l’insegnamento è lavoro marcatamente femminile, e Se Non ora Quando? è un movimento di donne. Non vedo come potrebbe essere diversamente: il femminismo vuole ricostruire realtà culturali, le variabili individuali di pensiero sono tante…

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diario · tra il dire e il fare

Il giorno della fertilità

Ultimamente la politica ama bluffare con accattivanti nomignoli inglesi (sospetto che la proverbiale scarsa conoscenza delle lingue  che ci caratterizza illuda eccessivamente il potere). A smontare il tutto basta la traduzione.

Immagino la preoccupazione dei paesi anglofoni: che sia rivolta agli italiani immigrati? Ci saranno solo più bambini italiani! Volendo essere ottimisti potrebbero decidere di aiutarli a casa loro.

Tutto questo per farci una risata.

In realtà sto leggendo critiche al secondo tentativo di campagna, dopo che la prima è stata ritirata, ma non esiste una buona pubblicità per un prodotto così idiota  da escludere che basti l’ottusità a proporlo e rendere certa indubbia la malafede. Invito a non perdere tempo a disquisire sulla forma quando il problema è la sostanza, o scommetto  che presto ci ritroveremo uno spot per convincere i disoccupati a lavorare..